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“L’Europa ha risposto alla crisi,
ora tocca al governo italiano”

Il plauso all’Europa, il mancato uso del Mes per rimettere mano al sistema sanitario, una possibile riforma irpef, i rapporti con l’Egitto e il ruolo italiano in Libia. Sono alcuni dei temi toccati nell’intervista a La Stampa del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “In questa crisi – afferma il ministro in uno dei passaggi – l’Europa ha risposto. La stessa Bce ci ha dato un grande sostegno acquistando i nostri titoli di Stato. Gli strumenti ora ci sono e dobbiamo riconoscerlo. Quindi basta piagnistei, tocca al governo dimostrare di essere all’altezza della sfida. Il presidente Conte continua a dire che sarà sufficiente il Recovery Fund e noi abbiamo fiducia nelle sue parole”. Nell’intervista si parla anche del timore italiano per le interferenze egiziane, turche e russe in Libia, paese in cui l’Italia coltiva storici interessi. Ma intanto, racconta la Stampa in un altro articolo, l’italiana Fincantieri si prepara a vendere – dopo gli accordi con il regime egiziano di Al-Sisi – delle fregate anche all’Arabia Saudita, usando come intermediari funzionari turchi.

Provocazione iraniana. Il regime di Teheran vuole arrestare il presidente Usa Trump per l’uccisione di Qassem Soleimani, il capo delle forze speciali iraniane ucciso da un drone americano lo scorso 3 gennaio a poca distanza dall’aeroporto di Baghdad, in Iraq. È la nuova provocazione iraniana, al centro di diverse analisi dei quotidiani odierni. L’iniziativa della Repubblica Islamica è simbolica, spiega il Corriere: “vuole proiettare forza all’interno, in un momento di problemi economici e legati alla pandemia”. “Ma ci sono anche le molle internazionali dietro l’iniziativa di Teheran. – aggiunge Stefano Stefanini su La Stampa – La prima è la sindrome dell’abbandono. Tra Covid, protesta black lives matter, recessione, Cina, l’Iran è finito quasi nel dimenticatoio. Se ne parla troppo poco, mentre l’essere in prima pagina è funzionale a un regime che si è arrogato un ruolo di rottura di equilibri”. Per Stefanini inoltre l’Iran preferirebbe una conferma di Trump presidente in modo da compattare il proprio elettorato verso un nemico comune e quindi favorisce già ora lo scontro.

In pista contro il razzismo. La scuderia Mercedes cambia il colore della sua vettura – livrea nera al posto di quella argentata – in nome della lotta a razzismo e discriminazione. Dalla scuderia campione del mondo arriva un messaggio per promuovere l’uguaglianza e l’appoggio totale al proprio pilota di punta, Lewis Hamilton, in prima linea con il movimento Black lives matter. Sulla carrozzeria inoltre comparirà la scritta “End Racism”. “Il razzismo non ha posto nella nostra società, nel nostro sport e nella nostra squadra. Ma i giusti principi – le parole di Toto Wolff, team principal di Mercedes, riportate da Gazzetta dello Sport e Corriere dello Sport – non bastano da soli, se restiamo in silenzio senza far sentire la nostra voce”.

Essere Henry Kissinger. “Per alcuni è un geniale Machiavelli dei nostri tempi, per altri il responsabile morale, e a volte addirittura materiale, di massacri e colpi di stato. Entrambi gli schieramenti, tuttavia, riconoscono all’ex docente di Harvard, consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di stato per Nixon e Ford, e premio Nobel per la pace, una straordinaria intelligenza, una grande cultura storica e un formidabile talento diplomatico”, così Antonio Monda su Repubblica parlando di Henry Kissinger, il cui ruolo internazionale è tornato al centro del dibattito negli Usa grazie al libro The inevitability of tragedy. Henry Kissinger and his world di Barry Gewen, direttore del liberal The New York Times Book Review. “Estremamente interessante – scrive Monda – il racconto del rapporto con Hannah Arendt e Leo Strauss: sono le pagine in cui emerge la finezza intellettuale e la preparazione storico-politica, venata sempre da un realismo malinconico e disilluso. Nativo di Fürth, in Baviera, con il nome ebraico di Heinz, Kissinger individua negli Stati Uniti la terra della libertà e dell’opportunità, due concetti che lui stesso trova fallaci e costantemente messi in crisi dalle sfide della vita”.

Le annessioni dal 1° luglio. Secondo il ministro della Difesa israeliano Benny Gantz la data del 1° luglio, posta dal Premier Benjamin Netanyahu come linea di partenza per le annunciate annessioni in Cisgiordania, “non è sacra”. Per Gantz la priorità del paese ora è il coronavirus (Avvenire) ma dura le replica di Netanyahu: “la questione non dipende da Kachol Lavan (il partito di Gantz)”. Rispondendo a un lettore, Corrado Augias (Repubblica) critica il piano di annessioni richiamando la lettura dello storico israeliano Aharon Bregman sul conflitto del ’67. “L’idea iniziale era che quelle terre sarebbero state tenute fino a quando gli arabi non avessero riconosciuto il diritto d’Israele a esistere in pace. – riporta Augias – La si definì una ‘occupazione illuminata’. In realtà un’occupazione di quel tipo non esiste; scrive Bregman: “I rapporti tra occupante e occupato sono sempre basati su paura e violenza”. Per molti amici di Israele e fervidi sionisti, compreso chi scrive, la vittoria del ’67 è stata un momento di autentica gioia. La foto dei parà israeliani guidati da Moshe Dayan che arrivano al Muro del Pianto rappresentò l’apice del coinvolgimento emotivo. Alla prova dei fatti, si è dovuta cambiare opinione”. Sul Riformista, l’opinione di Chemi Shalev, firma di Haaretz, che accusa il Premier Netanyahu di muovere verso l’annessione senza un piano chiaro e per tornaconto personale. Per Alfredo De Girolamo ed Enrico Catassi (Piccolo) è il piano proposto dall’amministrazione Trump ad essere debole: “più una lista della spesa” che un progetto per affrontare problemi concreti, la loro analisi.

Chi boicotta Facebook. Sul Foglio si parla oggi della decisione di alcune grandi multinazionali americane di boicottare (smettendo di investire in pubblicità) Facebook – e altri social network – per le policy su fakenews e post razzisti e antisemiti (che non vengono censurati). Il boicottaggio ha avuto effetti in borsa ma, spiega il Foglio, la gran parte della pubblicità arriva da piccoli inserzionisti. “Questo boicottaggio, oltre che un movimento interessante e controverso che lega assieme capitalismo e giustizia sociale, è un gigantesco esperimento, forse il primo, dell’efficacia della pubblicità su internet”, scrive il quotidiano.

Segnalibro. “Un grande affresco del Novecento, in cui i protagonisti portano i nomi eccellenti di Carlo Emilio Gadda, Eugenio Montale, Amelia Pincherle, Laura Orvieto. E insieme il romanzo di formazione di una bambina che assiste, con sguardo sgomento, al manifestarsi della storia nella sua esplosione più brutale e insensata. Salvo poi ritrovarsi, decenni dopo, a cercare di trasformare quello sguardo in memoria”, così Repubblica Firenze presentando il libro di Sandra Bonsanti, Stanotte dormirai nel letto del re, in uscita oggi per Archinto.

Daniel Reichel