Dove può arrivare
l’educazione a distanza

Nel corso degli ultimi mesi l’uso e la fiducia verso lo strumento informatico sono cresciuti. La comunicazione resa possibile dal mezzo ne ha favorito la diffusione. Le proposte sull’integrazione tra educazione a distanza e forme tradizionali di didattica “face to face” trovano un significativo consenso. Per questo può essere utile porsi alcune domande.
La fiducia verso l’educazione a distanza è ben riposta? Il computer può sostituire in modo significativo la relazione diretta tra persone? Quali sono le potenzialità e i limiti?
Brian Cantwell Smith, uno studioso del settore, in una pubblicazione recente (The Promise of Artificial Intelligence. Rechoning and Judgment, The MIT Press, 2019) fa chiarezza su una questione che ha un significativo impatto sulle possibili risposte ai quesiti posti.
La tesi di Smith si basa su un netta distinzione tra “calcolo” e “giudizio”. Il calcolo è definito nel suo significato etimologico quale capacità di svolgere operazioni aritmetiche, nel senso più lato del termine, di aggiungere, sottrarre, mettere in relazione dati posseduti. Il giudizio è descritto quale capacità di operare tenendo conto di dati, informazioni, sensazioni, emozioni fondate su riferimenti di valore. Nel modo di pensare delle persone, osserva Smith, c’è una rappresentazione individuale e sociale della realtà, un coinvolgimento in ciò che ci circonda, un impegno sociale e civile.
Se si parte da questa premessa, l’uso e le potenzialità dell’educazione a distanza si chiariscono: è possibile immaginarne una diffusione ampia e un uso efficace su tutte le materie che implicano l’acquisizione di informazioni e cognizioni. È scorretto assumere che tale modalità formativa possa surrogare il necessario confronto, la discussione, l’esperienza indispensabile per capire il senso di sentimenti e valori che costituiscono la base del vivere in comunità.

Saul Meghnagi, Consigliere UCEI