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Diritti civili, una lotta comune

C’è una bella foto del campione dei diritti civili negli Stati Uniti, John Lewis, morto all’età di ottant’anni dopo una vita di battaglie e impegno costante. In questa immagine, che risale alla marcia del 1965 di Selma, in Alabama, Lewis manifesta insieme a Martin Luther King, al rabbino Abraham Joshua Heschel e a altri leader del movimento per i diritti civili. L’immagine rappresenta quella stagione straordinaria e irripetibile della storia in cui ebrei e neri americani combatterono insieme la battaglia per i diritti dei neri negli Stati isolazionisti del Sud. Arrestato più di 40 volte, membro del Congresso dal 1986, considerato un eroe della lotta contro la segregazione razziale, Lewis ha anche ricevuto nel 2016 dall’Holocaust Memorial Museum il premio Elie Wiesel ed è sempre stato un sostenitore dell’amicizia fra ebrei e afroamericani negli Stati Uniti. La figlia di Heschel, Susannah Heschel, professore di Jewish Studies al Dartmouth College, incaricata di conferirgli il premio, in quell’occasione, riferiva Haaretz, rievocò così quella stagione: “Credo che la battaglia per i diritti civili sia stata per gli ebrei americani un dono grandissimo, perché ci ha ispirati a riscoprire con orgoglio la tradizione profetica ebraica di non essere mai indifferenti alle sofferenze degli altri. Quelle marce furono un momento di santità. Esse hanno mosso qualcosa in noi ebrei. Hanno salvato le nostre anime”. Ed è bene oggi, in un contesto tanto mutato, ricordarlo.

Anna Foa