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Spuntino – Tefillà, la ricetta

L’importanza della preghiera è già stata sottolineata da rav Alberto Moshe Somekh pochi giorni fa su queste pagine. Moshe Rabbenu, parlando in prima persona, ci suggerisce la ricetta da seguire per una Tefillà efficace. Il primo versetto, in tutto sei parole, di VaEtchannan (Numeri 3:23) dice: “Implorai D-o in quel momento dicendo.” Analizzandolo impariamo che le nostre preghiere devono essere espresse (1) in tono dimesso, supplichevole e non pretenzioso, quasi singhiozzando, in virtù della grazia (=chen) Divina e senza presumere di meritarci in premio l’oggetto delle nostre richieste all’Eterno (chinam=gratis); (2) direttamente all’Eterno e cioè senza intermediari, né in questo mondo né nel mondo a venire (ad esempio, non si invoca un defunto, si può piuttosto chiedere che le nostre preghiere vengano ascoltate in virtù dei meriti di qualcuno che ci ha lasciati); (3) al momento giusto – ci sono momenti propizi per la preghiera, per questo motivo ogni tefillà é regolata da orari precisi ed é bene osservarli; (4) le parole sono importanti e quando preghiamo dobbiamo specificare senza ambiguità cosa chiediamo e a quale scopo. Altrimenti c’é il rischio che una richiesta venga soddisfatta diversamente dalle nostre intenzioni. Come nel caso dell’ebreo che, trascinandosi esausto nel suo cammino, esclamò “Se solo avessi un asino!” Improvvisamente gli apparve un bruto che lo costrinse a trasportare sulle sue spalle un asino appena nato! (Midrash Ester Rabbà, 7:24).

Raphael Barki

(31 luglio 2020)