L’Unione e le risposte ai giovani
A proposito di sinagoghe aperte solo nel periodo estivo, quella di Anzio, come scriveva Giulio Disegni, è forse una delle più importanti, storica direi. Da ormai svariati decenni poco meno di un centinaio di ebrei, tra uomini, donne e bambini, possono quindi fare tefillah tutti i giorni in un’atmosfera davvero festiva ed allegra. Età media forse la più bassa in assoluto, non più di trenta, minhag strettamente sefardita/libico, ma frequentato naturalmente dai romani e quei pochi ashkenaziti presenti sul posto. Ricco il kiddush che, pur rispettando le norme del covid con il necessario distanziamento e mascherina obbligatoria, non poteva mancare. Sefer Torah dedicato “agli ebrei americani caduti durante lo sbarco di Anzio del 22 gennaio 1944”.
Un clima quindi davvero accogliente che invita a partecipare anche se durante l’inverno non si è così assidui frequentatori di un normale Tempio di Roma.
Ma cosa e come si distingue questo bet hakeneset dagli altri? Frequentare ebrei che non conosci, con le quali condividi poco, se non solo il luogo di villeggiatura. Ed è questa forse, la cosa più interessante che mi ha permesso di conoscere giovani ebrei con i quali poter scambiare opinioni comunitarie di diverso tipo.
Alcuni, ad esempio, non mandano i figli alla scuola ebraica, altri, non pochi a dire il vero, non sono neanche iscritti alla comunità perché la sentono lontana, inutile ed una sorta di istituzione più formale che collegiale. L’esatto opposto di quello che dovrebbe rappresentare un comunità. A pochi mesi dalle prossime elezioni per eleggere i nuovi delegati al Congresso e per il rinnovo del Consiglio dell’UCEI, invito quindi tutti a riflettere e fare i conti con nuove generazioni e non di iscritti, che pur non sentendosi assolutamente lontani dall’ebraismo, lo sono dalle nostre istituzioni, paragonandole ad altri enti pubblici. Questa sarà la vera sfida della nuova leadership ebraica italiana. Avvicinare quelle nuove generazioni di ebrei lontani e non, che pur frequentando assiduamente i batei hakenesset non trovano stimoli validi e sufficienti per frequentare con altrettanto entusiasmo la vita politica comunitaria. La scommessa per i prossimi candidati non deve essere solo di vincere le elezioni, ma anche, e soprattutto, di portare più elettori alle urne avvicinando quelle nuove generazioni dor hemsheh, a cui affideremo l’ebraismo italiano dei prossimi anni. I nuovi candidati si sforzino quindi di trovare nuovi voti ascoltando più che parlando, frequentando nuovi luoghi ebraici di aggregazione più che i soliti dove l’età media supera quella della pensione o quasi. I giovani hanno nuovi modi di essere ebrei e vogliono essere ascoltati. La capacità del rinnovo sarà solo ed esclusivamente nell’andargli incontro umilmente e cercando di interpretare le loro esigenze. Va capito quali sono. Nuova UCEI quindi, ancora più aperta ed ancora più capace di accogliere invece di allontanare. Vale per l’UCEI, come per le singole Comunità cittadine. Se sempre meno giovani vanno a votare, un motivo ci sarà ed urge una risposta.
Dario Coen