Tullio Levi (1939-2020)

Un punto di riferimento per l’ebraismo torinese, un pezzo fondamentale della sua storia recente, una guida e un amico per chi lo ha conosciuto. È con affetto e cordoglio che Torino e il mondo ebraico salutano Tullio Levi, scomparso in queste ore all’età di 80 anni. Imprenditore e presidente della Comunità ebraica torinese dal 1981 al 1987 e dal 2005 al 2011, Levi è stato una delle colonne dell’ebraismo piemontese. “Con Tullio scompare un grande protagonista della vita comunitaria torinese e italiana. Nel suo oltre mezzo secolo di impegno ha impresso una svolta innovativa alla Comunità – ricorda l’attuale presidente della Comunità ebraica di Torino Dario Disegni – Nei primi anni ’70 creò assieme ad altri, in polemica con un comunità considerata troppo burocratica, il gruppo HaKeillah portando avanti la visione di una vita comunitaria diversa. Quel gruppo, oltre a fondare il giornale, poi prese la guida della Comunità e lui stesso ha retto per molti anni la presidenza. Insieme a figure come Guido Fubini, Giuseppe Tedesco, Tullio ha dato un grande impulso alla realtà ebraica torinese, impegnandosi anche nei diversi congressi dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Sempre da protagonista, sempre battagliero, lavorando anche al rinnovamento democratico dell’Unione”. “Un amico, un maestro, una guida per tutti noi. Il suo entusiasmo positivo riusciva a contagiare tutti”, le parole di cordoglio del Gruppo di Studi ebraici di Torino, associazione nata proprio su impulso di Levi, di cui molti ricordano in queste ore l’impegno anche sul fronte culturale, con iniziative e progetti sempre in cantiere. “Mentre gli altri dicevano ‘si potrebbe fare quella tal cosa’. Lui l’aveva già fatta. Lui non parlava, faceva – ricorda Alda Segre, amica di una vita e per diversi anni rappresentante all’Unione, assieme a Levi, della Torino ebraica – Era un amico con l’A maiuscola. Un uomo mosso dalla generosità e dallo spirito di servizio. Sempre presente per chiunque avesse bisogno”. “Se per noi è stato un vero chacham, un sapiente, la sua dedizione alla famiglia è stata un esempio per tutti”, ricorda il Gruppo Studi, inviando un abbraccio fortissimo a Silvia, Marta e Filippo, Susanna, Asher, Daniel e a tutta la famiglia. Un abbraccio a cui si unisce questa redazione, che in Tullio Levi ha sempre avuto un amico, un riferimento, un sostenitore. “Sicuramente è una perdita gravissima per Torino e per l’ebraismo italiano – aggiunge Dario Disegni – ma è anche la perdita di un amico sincero a cui ero molto legato, con cui ho condiviso molte iniziative. Anche se nell’arco degli anni non mi sono trovato d’accordo su tutte le sue decisione in merito alla vita della comunità rimane una persona che mi ha insegnato molto, porterò un ricordo indelebile della sua figura, fonte di ispirazione ed esempio da seguire nel mio impegno attuale”.
Nato nel 1939, Levi raccontò in un’intervista a Carlo Petrini le vicissitudini familiari durante il fascismo: con le leggi razziste del 1938, il padre Marco, chimico alla Shell di Torino, perse il lavoro e la famiglia fu costretta a trasferirsi, spostandosi fuori città, a Torre Canavese. “Anche se avevo solo quattro anni – raccontava Levi Tullio Levi – ricordo ancora quel giorno degli inizi di dicembre 1943 in cui vidi comparire davanti al nostro cancello un uomo in uniforme, seppi poi essere il maresciallo dei carabinieri della vicina stazione di Aglié, venuto ad avvisare mio padre che bisognava abbandonasse al più presto Torre perché era cominciata la caccia agli ebrei”. A prestare alla famiglia Levi assistenza furono i vicini, la famiglia Antoniono. “Senza alcuna esitazione e incuranti dei rischi cui andavano incontro – ricordava Tullio Levi – essi si offrirono di ospitare mia nonna e, affinché la separazione non le risultasse traumatica, suggerirono che io, il nipote più piccolo, restassi con lei. E così fu, mentre i miei genitori e mio fratello Riccardo trovarono un nascondiglio provvisorio nella canonica dei ‘Tre Ciuchè’, una chiesa isolata di una borgata non lontana da Aglié”. Nel raccontare a Petrini il periodo trascorso nascosto, Levi ricorderà anche le storie del padre degli Antoniono, Pietro, che rievocava la Grande Guerra. “A me quelle storie piacevano molto ma la moglie, che le aveva sentite raccontare un’infinità di volte, protestava. Allora Pietro mi prendeva per mano e mi diceva “Tullio ven che alura mi e ti ‘nduma ‘n crota a canté Bandiera rusa”: mi portava in cantina, mi issava a cavallo di una botte e mi insegnava a cantare “Bandiera rossa”, finché non giungeva terrorizzata la moglie a farci tacere e a dirci che era meglio che riprendesse a raccontare le storie della guerra”. Nel 1944 la famiglia Levi si ricongiunge e inizia un costante trasferimento per sfuggire alle razzie nazifasciste, sempre con l’aiuto degli Antoniono, fino alla Liberazione. E alle feste per il 25 aprile così come nelle celebrazioni del Giorno della Memoria Tullio Levi è sempre stata una presenza costante, cercando di spiegare al grande pubblico il messaggio di questi avvenimenti, al di là della retorica. Di far capire la pericolosità della retorica del nemico. “ Il pregiudizio nei confronti di chi è o è ritenuto straniero o ‘diverso’, non solo crea le premesse per la sua emarginazione ma può portare a scorgere in lui il ‘nemico’ da combattere e da distruggere. – ricordava in un suo intervento del 2011 – La storia del popolo ebraico e della sua presenza in Europa, caratterizzata da secoli di antisemitismo di matrice cristiana culminati con la Shoah, costituisce un monito della massima attualità e coerenza nei confronti della nostra società che si trova a dover affrontare il fenomeno dell’immigrazione di massa dai paesi disagiati”. Per portare avanti la Memoria e in particolare quella di Primo Levi, di recente si era impegnato nella costituzione dell’associazione Amici del Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino, di cui era vicepresidente. Nei suoi progetti, anche l’impegno per l’Associazione del Centro Peres per la Pace Italia Onlus, presentato nel 2013. Inaugurandolo, Levi aveva ricordato l’importanza di educare i giovani alla pace, nel segno della lezione del Premio Nobel Shimon Peres. “Un albero cresce bene se ha radici forti, così come una casa la si costruisce dalle fondamenta. Per questo l’educazione dei nostri ragazzi ha un ruolo insostituibile e unico. Essa è il primo baluardo di una lotta per la pace”, le parole di Levi. Un altro esempio della sua inesauribile capacità di impegnarsi per il prossimo.
Il funerale partirà dall’abitazione in Corso Chieri 236, mercoledì 12 agosto 2020 (22 Av 5780) alle ore 9:00, per proseguire al 6° scomparto del Cimitero Ebraico di Torino, corso Regio Parco 90, alle ore 9:40.

Sia il suo ricordo di benedizione.

dr