Primi effetti dell’accordo di pace,
un artista israeliano si esibirà a Dubai

Ulteriori segnali di normalizzazione nei rapporti tra Israele ed Emirati Arabi Uniti in vista dell’accordo che i due Paesi si apprestano a mettere nero su bianco nelle prossime settimane.
Per la prima volta in assoluto, un artista israeliano si esibirà a Dubai. Si tratta, come riportano i media, del 26enne cantante Omer Adam. L’invito è arrivato direttamente da Hamad Bin Khalifa Al Nahyan, un membro della famiglia reale. Il concerto potrebbe tenersi a ridosso della firma ufficiale del trattato. Adam è un artista molto noto, che nella sua musica fa incontrare melodie orientali e pop occidentale. Lo scorso giugno si era già rivolto alla leadership degli Emirati, in un video in cui esprimeva il proprio apprezzamento per la tutela dei diritti religiosi concessa alla piccola comunità ebraica residente nel Paese.
Altro annuncio di oggi: fino a poche ore fa non erano possibili chiamate dirette tra i due Paesi. Da quest’oggi la situazione sembra essersi sbloccata. Anche alcuni siti israeliani da tempo censurati, riporta la Reuters, risulterebbero regolarmente accessibili. I due ministri degli Esteri, Gabi Ashkenazi e Abdullah bin Zayed Al Nahyan, hanno affermato di aver aperto “un canale diretto di comunicazione” e si sono trovati d’accordo sull’idea “di incontrarsi al più presto”.
Sorprendente l’apertura del presidente libanese, Michel Aoun, che in una intervista con la televisione francese non ha escluso l’ipotesi di un futuro negoziato con Israele: “È da vedere. Con Israele abbiamo dei problemi. Prima dobbiamo risolverli”.
Continua invece ad alzare la voce il regime di Teheran. E in particolare il presidente Hassan Rohani, che ha accusato gli Emirati di aver “tradito il proprio Paese, i musulmani e il mondo arabo solo perché un signore possa essere eletto a Washington”. Rohani ha definito gli Emirati “un Paese musulmano che ha un popolo molto religioso e buono”. A differenza dei suoi governanti, che a detta del leader iraniano sarebbero andati “nella direzione sbagliata”. Minacciosi anche i Guardiani della Rivoluzione, i pasdaran al servizio dell’ayatollah, che in un comunicato hanno annunciato possibili conseguenze per il Paese del Golfo.
Israele, in queste ore, fronteggia intanto una nuova insidia da Gaza. Razzi e palloni incendiari sono stati infatti lanciati dalla Striscia verso alcune località israeliane a ridosso del confine, costringendo migliaia di persone a rifugiarsi nei rifugi. L’aviazione, in risposta, ha colpito alcuni obiettivi strategici. La tensione resta alta.
Tema predominante, sugli organi di informazione, è però l’accordo con Abu Dhabi. L’opinione pubblica si domanda in particolare quali possano essere i prossimi Paesi arabi a fare un passo simile. Dall’Arabia Saudita, che come Israele ha nell’Iran il proprio nemico numero uno, al Marocco, dove una comunità ebraica è da tempo sotto tutela governativa.
Tra i possibili indiziati anche Bahrein, Oman e Qatar.

(16 agosto 2020)