“Libano-Israele, evitato
il rischio di degenerazioni”

“C’era il rischio di degenerazioni violente. Era fondamentale che israeliani e libanesi dichiarassero pubblicamente che non c’era stata azione militare. Cosa che fecero dopo poche ore. L’ennesima prova che la nostra azione di dialogo-ponte come forza Onu presente sul campo resta molto utile”. È quanto sostiene il generale Stefano Del Col, a capo del contingente Unifil di stanza al confine tra Libano meridionale e Israele, a proposito della recente devastazione al porto di Beirut e del precario equilibrio tra i due Paesi.
“Alcuni social media locali – afferma in una intervista con il Corriere – avevano già denunciato l’eventualità di un missile israeliano. Invece sia le autorità israeliane che quelle libanesi ci confermarono rapidamente che si era trattato di un incidente industriale e infatti la regione è rimasta tranquilla”. A Del Col è chiesta anche un’opinione sulle richieste israeliane di un’azione più determinata contro i terroristi di Hezbollah. “Il Sud Libano – risponde il comandante Unifil – costituisce oggi uno dei temi caldi del Medio Oriente, condizionato anche dal braccio di ferro tra Washington e Teheran. Noi rispettiamo le regole e i loro limiti. Monitoriamo, non possiamo irrompere nelle proprietà private, ma sta all’esercito libanese disarmare Hezbollah”. Il generale accusa invece Israele di violare “quotidianamente” lo spazio aereo libanese, sottolineando come tutto ciò venga segnalato nei rapporti quadrimestrali inviati al segretario generale. 

Di Israele, sui giornali, si parla anche con riferimento alla distensione dei rapporti con gli Emirati Arabi Uniti in via di formalizzazione. Una storica svolta che potrebbe aprire ulteriori sorprendenti scenari. Al centro dell’attenzione c’è proprio il Libano, il cui presidente Michel Aoun ha ieri prospettato la possibilità, a patto che si risolvano alcune problematiche, di un futuro accordo di pace. Per Il Giornale si tratta di una “dichiarazione bomba”, ancora più scioccante perché il presidente per la sua ascesa “ha beneficiato di un’alleanza di oltre dieci anni con Hezbollah, la forza militare più potente del Paese”. 

Sul tema, con una lettera a Repubblica, interviene anche il presidente della Commissione Esteri della Camera Piero Fassino. Secondo l’ex sindaco di Torino, i palestinesi “non possono ignorare il radicale mutamento di scenario che ribalta di 180 gradi gli approcci fin qui perseguiti, a partire dal paradigma intorno a cui, dagli accordi di Oslo ad oggi, si è cercata una soluzione al contenzioso israelo-palestinese”. Inevitabile, per Fassino, una scelta: “Arroccarsi nel rifiuto dell’intesa, invocando una ‘protezione’ del mondo islamico, che troppe volte si dimostrata formale o strumentale; oppure mettersi in gioco, strada non priva di rischi, ma l’unica per non essere marginalizzati”. 

Molte polemiche in Israele per la scelta di Eliezer Sherbatov, capitano della nazionale di hockey, che ha firmato un contratto con la squadra della città polacca di Oswiecim. Sherbatov, come riporta il Quotidiano Nazionale, ha espresso il desiderio di essere “un giocatore chiave del team di Oswiecim e vincere il campionato, perché riuscirci giocando per questa squadra vorrebbe dire giocare non solo per me stesso ma anche per onorare la memoria di tutte le vittime di Auschwitz”. 

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(17 agosto 2020)