Letture facoltative
Esodo e rivoluzione

Savonarola, Cromwell, i movimenti per i diritti nel sud degli Stati Uniti negli anni sessanta del Novecento, il sionismo ma anche il leninismo e la socialdemocrazia. Sono solo alcune delle voci che in modo diretto o indiretto, ma non meno evidente, hanno trasformato la storia dell’Esodo in un riferimento per il pensiero politico occidentale. Il saggio di Michael Walzer Esodo e rivoluzione (Feltrinelli) non ha perso nulla a trentacinque anni dalla prima pubblicazione. L’Esodo ha significato per tanti gruppi diversi in Occidente perché invita a una risposta collettiva: non dunque a cercare il semplice affrancamento individuale, ma la liberazione di un insieme di individui che per suo tramite può diventare popolo. In questo si discosta, per esempio, dalle rivolte degli schiavi nella Sicilia romana nell’ultimo terzo del secolo II a.C., in cui obiettivo è l’affrancamento di molti o pochi singoli, mai però di un collettivo capace di mettere in discussione il modello sociopolitico contemporaneo. Dal piccolo e magnifico libro di Walzer l’Esodo emerge come paradigma delle politiche rivoluzionarie, con una struttura lineare – dall’Egitto al deserto alla terra promessa – in alternativa alla concezione ciclica del cambiamento politico. La stessa redenzione messianica, secondo il filosofo di Princeton, è una ripetizione della redenzione dell’Esodo: un affrancamento, cioè, dalla schiavitù.

Giorgio Berruto

(27 agosto 2020)