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L’uso del termine negazionismo

Al linguaggio non si comanda.
Un tempo, con ‘negativismo’ ci si riferiva alla negazione della Shoah, o alla negazione del genocidio armeno, o alla negazione della strage delle foibe. Negativismo era la negazione di un evento storico da parte di un pensiero in malafede, prodotto non dalla conoscenza e dalla certezza dei fatti, bensì dalla volontà di affermare un pensiero politico preciso, avverso. Una forma di odio estremo nei riguardi di chi aveva subito la persecuzione.
Ora il negazionismo si è inflazionato, ed è quello di chi non riconosce l’esistenza del Covid e della sua gravità. Sviluppi del pensiero e sviluppi del linguaggio. Forse sarebbe più opportuno parlare di riduzionismo, di fronte a un fenomeno che la scienza può ben spiegare e di cui l’esperienza di tutti noi può fornire ampia prova, per qualcuno anche funesta.
A custodire il significato ristretto di negativismo dovrebbe spingere, se non altro, il rispetto alle vittime della disumanità e della storia.
Ma a opporsi ai mutamenti del linguaggio non basta la ragione. Il linguaggio lo fa l’uso, e l’uso è di tutti, competenti e incompetenti, onesti e disonesti, spassionati e capipopolo.
Al linguaggio non si comanda, il linguaggio è irrazionale, con rammarico e un po’ di tristezza.

Dario Calimani

(1 settembre 2020)