La terza via di Macron
Dopo il Libano, dove si è rivolto anche alla leadership di Hezbollah, il presidente francese Macron si è recato in missione in Iraq. Nell’occasione sono state presentate una serie di iniziative con cui, scrive Il Sole 24 Ore, “la Francia tenta di inserirsi in un gioco complicato che vede contrapporsi, in Iraq, gli Stati Uniti e l’Iran (ma Macron ha citato anche la Turchia e le sue incursioni al nord)”. L’idea, si legge, “è quella di fornire al regime di Baghdad un’alternativa che gli permetta di sfuggire alla morsa dei due grandi rivali”.
Proprio a Baghdad è da poco tornato, dopo 15 anni, uno dei più importanti archivi relativi al regime di Saddam Hussein. Ne parla il Corriere: “Oltre sei milioni di pagine, che raccontano spaccati fondamentali non solo dell’Iraq sotto la dittatura, ma dell’intero Medio Oriente dalla metà del Novecento agli inizi del nuovo millennio”.
Il Messaggero intervista la scrittrice palestinese Suad Amiry, prossima ospite del Festivaletteratura di Mantova. Afferma Amiry: “Sono cresciuta ad Amman in Giordania ma Damasco, la città di mia madre, mi ha dato sicurezza e amore. Al contrario, la città di mio padre, Giaffa, è fonte di tristezza e nostalgia. Una città per noi irraggiungibile a causa della Nakba”. L’autrice si lascia andare a considerazioni piuttosto gravi. Come questa: “Se l’apartheid è terminato in Sud Africa, finirà sicuramente anche in Terra Santa”.
Torna a salire (con record di tamponi effettuati) il numero dei contagi, 1326 complessivamente, nel giorno in cui si registra la positività al Covid dell’ex premier Silvio Berlusconi. Uno dei temi su cui si discute sui giornali è quello del cosiddetto “negazionismo” del virus, attorno al quale sembrano compattarsi molte estreme destre nel mondo. Scrive tra gli altri Avvenire: “Mentre il partito globale del buon senso muove passi lenti e contraddittori verso l’uscita dalla crisi, la vasta ed eterogenea coalizione internazionale sovranista risponde ai primi segni di affanno con una rapida e prepotente virata verso la strada sociale più pericolosa, il negazionismo”. Su La Verità il direttore Francesco Borgonovo contesta l’uso del termine, perché richiamerebbe in modo improprio la Shoah (si cita al riguardo un recente appello via Twitter della presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello).
Sarà un intervento di Gioele Dix, sabato sera, ad aprire la quinta edizione del festival milanese “Jewish in the city” (che coincide quest’anno con la Giornata Europea della Cultura Ebraica). Spiega l’attore al Corriere Milano: “Mi muovo a zig zag, attingendo da L’altrui mestiere di Primo Levi, citando Groucho Marx e Dante, una sorta di viaggio con continui passaggi temporali, la Storia ma anche considerazioni sull’oggi, sul valore del presente, e poi qualche fermata sul concetto di identità e qualche battuta sulla proverbiale diligenza nell’osservazione della Legge”.
Anche il mondo ebraico piange lo storico e critico d’arte Philippe Daverio, scomparso nelle scorse ore. “Ti faceva ragionare in modo che le cose impossibili diventassero possibili. Mi ha insegnato a non avere paura della complessità, del pensiero audace. Senza di lui – il ricordo di Andrée Ruth Shammah su Repubblica – tutto mi sembra più triste e più grigio”.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
(3 settembre 2020)