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Chi nega fa paura

Confesso di essere tra le persone che usano la parola “negazionismo” con troppa leggerezza. Non solo l’ho utilizzata per il Covid anche prima che diventasse un’abitudine generalizzata. In passato ho parlato di “negazionismo della luna” (per indicare chi sostiene che l’allunaggio del 1969 sia stato una messa in scena) o di “negazionismo dell’11 settembre”, un fenomeno inquietante che assume varie forme e che ha attecchito anche tra persone insospettabili. Non so perché l’abuso della parola “negazionismo” non mi dia fastidio come l’abuso di altri termini relativi alla Shoah. Forse perché è una parola più recente; o forse perché in generale non si dà per scontato che si debba usare solo per la Shoah. Certamente io la uso per fenomeni che mi preoccupano proprio per sottolineare quanto siano preoccupanti: confesso che la prima volta che l’ho sentito utilizzare per definire chi nega o minimizza la pandemia ho provato quasi un senso di sollievo constatando che finalmente qualcuno riconosceva la gravità del fenomeno. Ma ammetto che questa non è una motivazione valida, perché chiunque potrebbe dire lo stesso per qualunque termine relativo alla Shoah: si utilizza volutamente una parola pesante proprio per lanciare un grido di allarme, per colpire anche le orecchie più distratte. Ma se tutti usano tutte le parole per tutto alla fine anche il grido più angosciante rischia di soffocare in un rumore indistinto. Quindi riconosco che probabilmente dovrei fare molta più attenzione a non usare il termine “negazionismo” a sproposito.
D’altra parte più passa il tempo e più emergono somiglianze tra il negazionismo del Covid e quello della Shoah. A cominciare dai protagonisti, che sono in entrambi i casi soprattutto le destre estreme e i gruppi neonazisti. Poi ci sono le teorie del complotto, il rifiuto di riconoscere la realtà, che implica il rifiuto di prendere misure adeguate, un’idea di libertà che non comprende il rispetto per il prossimo, il disprezzo per la vita umana. E credo che si potrebbe andare avanti molto a lungo a elencare elementi comuni.
In generale, dalla luna al Covid, dalla Shoah all’11 settembre, mi terrorizza constatare con quanta facilità qualcuno sia pronto a credere che migliaia di persone si siano messe d’accordo per raccontare tutte la stessa identica bugia: con una logica simile può arrivare a credere e far credere qualunque cosa, dalla terra piatta al complotto ebraico mondiale. Quando si discute con qualcuno, anche in caso di disaccordo, si cerca di costruire un terreno comune di realtà, si ragiona partendo da eventi e fenomeni noti a entrambi gli interlocutori; di fronte a chi disprezza e nega la realtà ci si sente come sospesi nel vuoto, manca un terreno comune sotto i piedi su cui appoggiarsi con fiducia per poter discutere con calma e ragionevolezza.
Che si usi o meno il termine negazionismo, la tendenza a negare o minimizzare la pandemia è un fenomeno gravissimo di cui è lecito e opportuno aver paura.

Anna Segre