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Vita momentanea

Circostanze difficili quelle provocate dal virus Corona. Nel momento in cui scrivo, le proporzioni in Israele stanno divenendo drammatiche. Con i contagi crescono anche le vittime: è terrificante costatare quanto rapidamente ci si “abitui” all’idea che di questa malattia muoiano venti persone al giorno. In molti l’hanno chiamata guerra, la “guerra contro il corona”. Ma in circostanze di guerra siamo molto più sensibili alle perdite umane. Un elemento che trovo particolarmente fastidioso è l’accento troppo spesso posto sul fatto che i defunti erano persone in età avanzata e con salute già compromessa. Come se le vite dei malati valessero meno… sarà forse un espediente per “tranquillizzare” la popolazione, ma avrei seri dubbi sulla liceità di questo tranquillante. Nelle nostre fonti ritroviamo il concetto di “Chayè sha’à”, cioè di un prolungamento molto limitato della vita (letteralmente: “vita momentanea”, nella Halakhà vi sono idee diverse sulla relativa misura, in genere si considera un anno o meno), come contrapposto a quello di “Chayè ‘olàm”, cioè della speranza di vita normale (lett. “vita eterna”). Sulla base di questi concetti si stabilisce per esempio che è lecito rischiare di compromettere un prolungamento limitato della vita per tentare una terapia che in caso di successo dia una speranza di vita lunga. In circostanze drammatiche si può considerare chi ha maggiore probabilità di sopravvivenza quando si è costretti a scegliere chi salvare. E così via. Ma questo non viene affatto a negare l’importanza della “vita momentanea”! Per fare ricorso a un esempio classico, si deve infrangere lo Shabbàt pur di salvare una vita e anche se si tratta di prolungarla solo di poco! Allora, particolarmente adesso che ci stiamo preparando a Rosh haShanà e quindi al “giorno del giudizio”, cerchiamo di imparare ad avere rispetto per la vita di tutti, di chi sembra destinato ad averne ancora poca non meno di chi sembra avere ancora tutta la vita davanti, e che nessuna morte ci suoni facilmente accettabile.

Rav Michael Ascoli