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L’accordo di Washington

Tempo fa parlavo con un professore ebreo del Franklin College di Sorengo (Lugano). Un college svizzero-americano polo d’eccellenza degli studi di politica internazionale. Il college ospita studentesse e studenti da tutto il mondo, spesso destinate/i alla carriera diplomatica. Molti vengono da famiglie altolocate dei Paesi arabi. Un giorno dialogava con una sua studentessa saudita, che, fra il serio e il faceto gli ha detto: “Professore, è vero che noi odiamo gli ebrei, ma più di tutti odiamo i sunniti!”. Si potrebbe riassumere in questa frase la strategia che ha portato all’accordo, davvero storico, firmato ieri a Washington fra EAU, Bahrein e Israele. E bisogna dire in tutta sincerità che dove Obama ha fallito, Trump è riuscito. Entrambe le amministrazioni hanno perseguito l’obiettivo di cambiare gli equilibri mediorientali, ma la porta giusta l’ha trovata Trump, la rivalità sciiti-sunniti, con un percorso che ha un chiaro punto d’arrivo: si chiama Arabia Saudita. In questo quadro, la vendita degli F-35 ad Abu Dhabi, le reazioni di Iran e Turchia appaiono davvero poca cosa, ben presto destinata a rientrare. La ragione della storia, però, è davvero astuta. Se si dovessero indicare i soggetti che non riceveranno nulla in cambio di questo passo storico sarebbero proprio Trump e Netanyahu. Non serve essere grandi americanologi per sapere che la classe media della Florida o dell’Ohio non sceglie il Presidente per la pace in Medio Oriente, che è già tanto se sa dove si trovi. La figura di Netanyahu sembra invece ormai logorata da una polarizzazione sempre più accentuata, che spinge una parte della società israeliana a non riconoscergli nessun merito. Risolvesse il problema della fame del mondo, troverebbero comunque qualcosa da rimproverargli. Del resto, chi di spada ferisce di spada perisce. Bibi ha agito come un capo curva da stadio, rivolgendosi sempre di più alla propria tifoseria ed ora ne subisce le conseguenze. Nota a parte per i palestinesi, che avrebbero molto da guadagnare dalla nuova situazione, ma non hanno trovato risposta migliore che cavalcare la rabbia delle proprie masse, anche riprendendo il rituale lancio di razzi da Gaza. Come dice sempre Sergio Della Pergola, hanno dimostrato ancora una volta di non perdere occasione per perdere ogni occasione.

Davide Assael

(16 settembre 2020)