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L’Arca e il cestello

Il pianista e compositore britannico Wilhelm Joseph Hildesheimer (foto) nacque a Londra il 15 dicembre 1911 e dall’età di 3 anni visse a Berlino, città natale della madre che colà si trasferì dopo aver divorziato; completò gli studi secondari presso la Schule Schloss di Salem/Bodensee ma nel 1935, dato il clima politico maturato in Germania, preferì trasferirsi nei Paesi Bassi divenendo docente di musica presso la Quakerschool Eerde di Ommen.
A seguito dell’occupazione tedesca dei Paesi Bassi, nel giugno 1940 Hildesheimer fu arrestato in quanto civile non combattente appartenente a Paese belligerante (il suo passaporto era britannico) e trasferito con altri civili britannici presso il Dulag di Schoorl, presentato nelle locandine musicali del Campo come Internierungslager; a Schoorl si sviluppò una discreta attività concertistica e si costituirono l’ensemble vocale maschile The Schoorl Orpheans e la New Wiener Boheme Orchestra per la quale Hildesheimer scrisse un Pot–Pourri su musiche della famiglia Strauss per pianoforte e orchestra eseguita l’11 settembre 1940 (al pianoforte l’autore).
Nel settembre 1940 Hildesheimer e altri 300 civili britannici – ai quali si aggiunsero 600 internati britannici di Belgio e Francia – furono trasferiti presso lo Ilag VIII di Tost; ivi Hildesheimer fu registrato come “Quaker [Protestant]” alla voce Religion della sua Personalkarte e curò personalmente l’acquisto e nolo degli strumenti musicali presso la città limitrofa di Gleiwitz [Gliwice] nonché la direzione musicale della pantomima in 5 scene Cinderella (della quale scrisse e arrangiò le musiche) e della pantomima in 10 scene Bluebeard (gli internati W.A.G. Brant e F.J. Bush arrangiarono le musiche), entrambe su testi dello scrittore britannico James Mansfield Nosworthy.
Il 29 aprile 1943 Hildesheimer fu trasferito presso l’Ilag VIIIZ di Kreuzburg, oggi Kluczbork (Polonia); ivi tenne concerti, curò arrangiamenti per spettacoli quali Getta Load of it, la pantomima Alladin, musiche per 2 pianoforti per il dramma The Ghost Train di Arnold Ridley, scrisse The Turning World per pianoforte a 4 mani, Dance Pieces per oboe e viola, Fantasia on a provençal Christmas Carol per oboe e quartetto d’archi, Missa in Festo Nativitatis per coro maschile (su richiesta degli internati cattolici), Verwehendes und Bleibendes per coro misto, Songs per voce maschile e pianoforte.
Tra il 1943 e il 1944 Hildesheimer registrò in qualità di pianista solista e accompagnatore alcune sue Songs per voce maschile e pianoforte (tenore Rombout van Riemsdijk) e lo spiritual Go down Moses (basso–baryton Geoffrey Lewis Navada) per l’ente radiofonico svedese AB Radiotjänst (la Svezia era Paese neutrale) e per l’avvocato svedese membro della YMCA Henry Söderberg; le registrazioni furono trasmesse dalla radio svedese nel dicembre 1944, in esse trovasi altresì una selezione da Shall we dance di G. Gershwin con Douglas Tanguy al sax e Victor Hammett al pianoforte.
Trasferito agli inizi del 1945 presso lo Ilag XVIII Spittal am Drau (Austria), dopo la Guerra Hildesheimer tornò brevemente in Germania, anglicizzò il suo nome in William Hilsley e fu per 2 anni pianista accompagnatore degli spettacoli di danza del ballerino e coreografo tedesco Kurt Jooss con il quale viaggiò in numerosi Paesi; tornò infine nei Paesi Bassi dove nel 1947 riprese l’insegnamento musicale presso la Quakerschool Eerde di Ommen.
Nel 1959 divenne docente presso la Internationale Quaker School di Beverweerd, nel 1992 scrisse la cantata Seasons per soprano, baritono, coro e orchestra eseguita a Stoccolma e Los Angeles; morì a Schloss Beverweerd il 12 gennaio 2003, il suo nome ebraico era Josef ben Mendel Hallevi.
Nonostante i tempi non felici, qualcosa alla fine ci salverà e riguarderà tutto il genere umano, senza distinzione; lo scrittore argentino Jorge Luis Borges (1899 – 1986) disse che sarebbe stato semplicemente il buon senso, qualcuno si affida alla scienza o preferisce salire qualche gradino più in alto e confidare nel Trascendente ma, a prescindere dal veicolo, egualmente si salverà.
Noach con la sua famiglia e gli animali scampati al Diluvio erano su un’Arca mentre Mosè salvato dalle acque era in un cestello di papiro; poco importa salvarsi su un’Arca grande quanto tre portaerei o in un cestello, la Torà usa per entrambi lo stesso termine, “tevà” e ancora oggi nelle sinagoghe, chiunque salga alla tevà (il luogo dove si legge dal Sefer), in un certo senso, si salva.
La musica scritta in prigionia e deportazione ha superato i test più severi del tempo inesorabile e della Storia; pochi altri lasciti testamentari dell’ingegno e del cuore potranno renderci immuni da qualsiasi sciagura dell’intelletto e portarci a più sicuri approdi.
Abbiamo salvato quella stessa musica che un giorno ci salverà.

Francesco Lotoro

(16 settembre 2020)