“Usa, sarà guerra civile”
“Ci sarà l’equivalente di una guerra civile, che comincerà la sera del 3 novembre, quando si rifiuteranno di dichiarare Trump presidente”. È l’apocalittica previsione dell’ex stratega del presidente degli Stati Uniti, il controverso Steve Bannon, nel corso di un webinar organizzato da un’associazione repubblicana newyorkese. Al centro dell’incontro, raccontato da La Stampa, la strategia per sgominare il “presunto complotto” che, a detta di Bannon, i democratici starebbero approntando in vista del voto. Un miscuglio di teorie deliranti nella prima uscita pubblica dal pagamento della maxi-cauzione dopo l’arresto estivo per frode.
Dal canto suo il presidente Usa, che da anni non si avvale della consulenza di Bannon, non fa molto per abbassare i toni. In particolare attraverso un teorema che, sottolinea il Corriere, sta agitando la politica americana: “Se vinco lo, tutto bene; se perdo, vuol dire che le elezioni sono state truccate e quindi non mi impegno a garantire ‘il pacifico passaggio di poteri”.
Al via da quest’oggi in Israele un lockdown più rigido. Lo stop, scrive Avvenire, sarà a tutte le attività non essenziali, con trasporti pubblici al minimo. Saranno inoltre vietati gli assembramenti e sarà ridotta la partecipazione alle manifestazioni.
Non mancano le critiche. Anche da parte di alcuni ministri del suo stesso governo che, si legge, “hanno contestato al premier Benjamin Netanyahu l’intenzione di ‘usare’ l’emergenza per mettere il silenziatore ai dimostranti che da mesi chiedono le sue dimissioni”.
La settimana entrante è anche quella dello Yom Kippur, il giorno più importante del calendario ebraico. Su 7 del Corriere si segnala questo appuntamento nello spazio dedicato a “La settimana che verrà”, con l’attenzione rivolta a Israele e a come questo nuovo lockdown sta incidendo nel periodo festivo iniziato con Rosh haShanah.
Dietro gli oltre 26mila dissidenti spiati e colpiti da Putin ci sarebbe un software di produzione israeliana, chiamato Ufed e realizzato dall’azienda Cellebrite. La notizia, pubblicata negli scorsi giorni da alcuni media locali, è oggi riportata dal Fatto Quotidiano. Per Il Fatto, che cita tra gli altri Haaretz, Ufed è anche “l’algoritmo che fa stringere mani ad arabi e israeliani: un rappresentante della Cellebrite è stato accolto in Arabia Saudita nel 2019, proprio quando il critico di regime Jamal Khashoggi veniva ucciso nel consolato di Istanbul”.
Un’allusione del tutto gratuita e fuorviante (non l’unica per la verità dell’articolo): Khashoggi è stato infatti assassinato l’anno precedente.
Il Fatto Quotidiano si sofferma anche su un’altra questione, decisamente minore: l’accusa a Netanyahu e a sua moglie Sara, formulata da uno dei funzionari addetti ai servizi degli ospiti internazionali della Casa Bianca, di aver portato negli Usa “valigie e borse piene di biancheria sporca da lavare”. Un fatto che si sarebbe ripetuto più volte nel tempo.
Prosegue l’impegno editoriale legato al Talmud. Se ne parla su Avvenire, in un articolo dedicato al trattato Chaghigà appena tradotto in italiano a cura del rav Riccardo Di Segni e al libro Maestri e leggende del Talmud opera di Elie Wiesel. Entrambi i volumi sono pubblicati da Giuntina.
Sul Manifesto è presentato Roma ebraica, il libro “da scrivere” curato da Laura Quercioli e Olek Mincer. Nel volume, tra citazioni e molte foto, alcune pagine bianche per appuntare le proprie sensazioni.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
(25 settembre 2020)