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Atlante del mondo che cambia

Ogni anno Maurizio Molinari pubblica un volume di analisi politica, centrato spesso sulle vicende internazionali. Anche quest’anno non è mancato all’appuntamento (Atlante del mondo che cambia, Rizzoli, Milano, 2020) producendo un testo con un contenuto e soprattutto con un metodo profondamente innovativi.
Per il contenuto, Molinari ha scelto un approccio globale: ha individuato otto temi all’interno dei quali si possono ritrovare tutti i conflitti, le lacerazioni, le contraddizioni che caratterizzano il mondo nel quale viviamo. Ma i temi individuati – ed è questa la novità del metodo – sono collocati nello spazio attraverso un vasto uso della cartografia accompagnata dai dati e dalla loro analisi. Ogni evento, infatti, e ogni fenomeno avvengono in uno spazio oltre che in un tempo. Ed è da questa considerazione che Molinari è partito per visualizzare quelli che considera i principali nodi di fronte ai quali si trova oggi l’umanità: i conflitti, il populismo e il sovranismo, le migrazioni, le disuguaglianze, l’emergenza ambiente, la parità di genere, il razzismo, le epidemie. Di fronte ad essi ha scelto non tanto di presentare le proprie opinioni quanto di mettere il lettore in grado di essere informato nel modo più analitico, fornendo tutti i dati necessari per comprendere i fenomeni visualizzati, come abbiamo detto, per mezzo della cartografia e dell’infografica.
Proponendo, nell’introduzione, le chiavi di lettura del volume, Molinari ne individua tre: oltre a quella superficiale che si limita alla comprensione letterale dei dati e a quella più analitica che cerca di estrarre dai contenuti la materia per una riflessione, parla di una terza il cui scopo è quello di “scovare e svelare il segreto che ogni testo cela”. Quale sia questo segreto è compito di ogni lettore cercare di scoprirlo. Fuori di metafora, appare che il vero segreto sta, dopo aver preso conoscenza analiticamente dei dati che si riferiscono alle otto problematiche individuate, nel rendersi conto delle connessioni che le legano. In questo modo la sintesi non appare una sovrapposizione ideologica imposta dall’autore ma la logica conseguenza della stessa lettura dei dati.
Si tratta di un’opera veramente preziosa e innovativa, che mette il lettore di fronte alla necessità di usare strumenti spesso trascurati dalla nostra saggistica.

Valentino Baldacci

(1 ottobre 2020)