moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Spuntino
Tov meod? Non esageriamo!

Nel primo brano di BeReshit, che descrive la creazione del mondo giorno dopo giorno, ricorre una frase di compiacimento – “e il Signore vide che era buono” – (la prima volta in Gen. 1:4) con riferimento a ciò che D-o aveva appena concepito. Fa eccezione il secondo giorno, in cui vengono divise le acque superiori da quelle inferiori. L’acqua tende a unirsi ed è indivisibile, essendo formata da una miriade di goccioline coese. Non sorprende che in ebraico la parola acqua (“mayim”) esista solo al plurale. Pertanto la divisione delle acque, rompendo questa coesione, potrebbe essere interpretata come una machloket (=disputa, dalla radice ch-l-k, la stessa di partizione) (Bereshit Rabbà 4:6). Questa divisione è opera divina ma le dispute che dividono “she-lo le-shem Shamayim” (=senza un fine Celeste) non sono foriere di bene. Proseguiamo esaminando i giorni successivi al secondo. Ci aspetteremmo di ritrovare inalterato il ritornello “il Signore vide che era buono” anche il sesto giorno, subito dopo la creazione dell’uomo. In realtà la bontà dell’uomo non è data a priori bensì dipende dal libero arbitrio dell’individuo. Comunque, lo stesso sesto giorno, al termine di tutta la creazione, il Signore constatò: “ve-hine tov meod” (=ed ecco, molto buono) (Gen. 1:31). L’avverbio “molto” (oltre alla congiunzione “ed”) associato alla bontà dell’opera complessiva (e della creazione, in quel medesimo giorno, dell’uomo) allude, secondo il Midrash, allo yetzer ha-ra’ (l’istinto maligno) (Bereshit Rabbà 9:7). D’altra parte, sempre secondo il Midrash, senza lo yetzer ha-rà l’uomo “non costruirebbe una casa, non si sposerebbe, non procreerebbe, non scenderebbe a compromessi” (ibid.) quindi è un elemento imprescindibile della sostenibilità del creato. Tuttavia, per mantenere un giusto equilibrio e non lasciarsi trascinare dalle esagerazioni, bisogna allontanarsi dagli impulsi negativi, imparare ad evitare gli eccessi (“meod”) e ad apprezzare le mezze misure, sia nella materialità che negli attributi caratteriali.

Raphael Barki