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“Ben Horin, uomo del dialogo
e diplomatico della svolta”

Nato in Germania da famiglia polacca, Nathan Ben Horin (1921-2017) ha vissuto in Francia dove ha partecipato alla resistenza contro i nazisti. Ha svolto poi attività diplomatica per lo Stato di Israele, dove è emigrato al termine del conflitto distinguendosi anche nella decisiva guerra d’indipendenza (in cui fu gravemente ferito). Una missione in particolare, negli anni di impegno al Ministero degli Esteri, ha avuto un impatto significativo: quella di ministro plenipotenziario dell’ambasciata israeliana in Italia con delega ai rapporti con la Santa Sede. Incarico svolto dal 1980 al 1986 in un momento in cui le relazioni tra i due Stati non erano ancora ufficialmente regolate. Un lavoro quindi essenziale per preparare il terreno alle svolte che sarebbero poi arrivate. Come la firma dell’Accordo fondamentale, siglato il 30 dicembre del 1993 a Gerusalemme. Dal 1994, andato in pensione, Ben Horin è stato membro della Commissione per i “Giusti tra le Nazioni’ dello Yad Vashem”. Un impegno svolto anch’esso appassionatamente insieme alla moglie Mirjam Viterbi, tra le pioniere del dialogo ebraico-cristiano in Italia. 
Associazione Italia-Israele e Università degli Studi di Milano hanno voluto ricordarlo con una video-conferenza in cui è stata presentata l’edizione italiana del suo libro “Le relazioni tra Israele e Vaticano. 1904-2005. Questioni teologiche e politiche”.
Pubblicato dall’editore Panozzo, il saggio riassume e analizza nel dettaglio le molte sfumature e complicazioni di questo confronto diplomatico dai nodi ancora parzialmente irrisolti. Molti gli interventi che hanno caratterizzato l’incontro, introdotto dai saluti di monsignor Pier Francesco Fumagalli, dottore dell’Ambrosiana, e dell’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Oren David. A prendere la parola, tra gli altri, sono stati il prorettore dell’Università degli Studi di Milano Marilisa D’Amico, Francesco Margiotta Broglio dell’Università di Firenze, Manuela Consonni e Sergio Della Pergola dell’Università ebraica di Gerusalemme, Silvio Ferrari dell’ateneo milanese e il presidente del Cdec Giorgio Sacerdoti. 
“Un uomo che ha sempre creduto nel dialogo. Un uomo di pensiero e d’azione che ha contribuito in modo fondamentale a scrivere la storia non sempre facile delle nostre relazioni”, il ricordo dell’ambasciatore David. Il diplomatico ha fatto un bilancio della strada percorsa in questi anni, anche per effetto del solco tracciato da Ben Horin: “Abbiamo avuto tre papi in visita in Israele. Con l’omaggio reso da Bergoglio sulla tomba di Herzl si è chiuso un cerchio che attesta i progressi compiuti”. Secondo l’ambasciatore David le relazioni tra Israele e Vaticano hanno raggiunto un importante livello di maturità. “Dobbiamo – il suo auspicio – rafforzare la collaborazione per combattere la piaga infetta dell’antisemitismo, ma anche lavorare in ambito accademico, incrementare gli incontri tra delegazioni, incrementare i pellegrinaggi e al tempo stesso far conoscere l’Israele moderna al di là dei luoghi religiosi. La pandemia sta rendendo più difficile tutto ciò. Ma la speranza è di poter presto tornare alla normalità”. 

(Nelle immagini, dall’alto in basso: la cerimonia della firma dell’accordo fondamentale tra Israele e Vaticano nel 1993; la copertina del saggio di Nathan Ben Horin; l’intervento ieri dell’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Oren David)

(21 ottobre 2020)