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“Ci sentiamo soli e inutili,
ma i teatri sono una risorsa”

“Vogliamo fare la nostra parte, avere una funzione. Il teatro, la cultura serve alla salute della mente delle persone. Siamo consapevoli della pandemia, siamo pronti a rispettare ogni misura ma la chiusura dei teatri lascia soli noi che ci lavoriamo e tutti quegli spettatori che hanno voglia e bisogno del teatro. Sono momenti di socialità, seppur distanziata, importanti per affrontare la solitudine di questi tempi”. Non è una battaglia di retroguardia quella che in questi giorni – dopo l’ultimo Dpcm che impone, tra l’altro, la chiusura di teatri e cinema – sta portando avanti la regista e direttrice del Teatro Franco Parenti di Milano Andrée Ruth Shammah. Già nel corso del primo lockdown, Shammah aveva fatto sentire la propria voce nel dibattito pubblico, ricordando l’importanza della produzione culturale non solo per chi ci lavora, ma anche per il pubblico. Dall’idea di un palco itinerante, realizzato su un camion, per portare gli spettacoli nelle piazze italiane, alla proposta di usare la voce degli attori nelle scuole, in questi mesi la direttrice del Parenti si è impegnata per costruire una proposta culturale alternativa. Per offrire un programma e iniziative adeguate a un paese segnato dalla pandemia. “Il mio desiderio, e quello di molti altri, già sul finire del primo lockdown era di darci delle responsabilità, di non farci sentire così inutili come categoria. Sentivo che governo, televisioni, giornali ci consideravano assolutamente marginali. Questa mancanza di attenzione era generalizzata. E noi abbiamo riaperto dopo tutti gli altri, il 15 giugno – ricorda Shammah –. Anche quando abbiamo riaperto, tutti mi dicevano ‘non verrà il pubblico’. E invece è venuto, ci ha ringraziato, da quel momento non è mancata mai la vicinanza e questo ha cambiato le prospettive completamente. Non stiamo parlando solo dei teatri, parliamo di un mondo che a teatro riempie una parte della propria vita, della propria solitudine, che viene per arricchire i propri pensieri, per conoscere ad esempio la cultura ebraica”. Un mondo che ha firmato, sottolinea la regista, l’appello lanciato assieme a Cultura Italiae al governo perché tuteli la realtà dei cinema e dei teatri. “Quasi 100mila persone lo hanno firmato. Questo dato non può essere ignorato. I teatri sono la casa di molte persone”. “Ora fino al 24 novembre non si potrà riaprire. Ci chiedono senso di responsabilità. E io capisco, ma è importante anche la discussione, il confronto. Noi ci sentiamo soli e abbandonati”, afferma Shammah, aggiungendo di sentirsi stanca e logorata dall’incertezza.

Daniel Reichel @dreichelmoked