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Abbattere i contagi

Al netto dei notissimi gruppi organizzati che approfittano del malcontento popolare per infiammare le piazze con bombe molotov e spaccare quelle stesse attività commerciali di cui si farebbero portavoce, lo scenario di frammentazione sociale a cui stiamo assistendo in Italia e in Europa è, a mio giudizio, un’ulteriore prova di un male profondo che coinvolge da tempo le società democratiche. Prendiamo ad esempio l’Italia, ben sapendo che lo stesso scenario si ripete in USA, in Israele ed in tutti i Paesi i Paesi europei. Dunque, i contagi non avvengono nei teatri né nei cinema. Parlano tutti di un solo contagio, davvero senza capire da che fonte venga questo dato, dal momento che il sistema di tracciamento è saltato da un pezzo ed era già difficile prima. Inoltre, solo a La Scala c’è un vero e proprio focolaio fra orchestra e cantanti. Boh? Non avvengono nemmeno nei ristoranti, nei pub, nelle piscine, nelle palestre, nei circoli sportivi, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. Non avvenivano neanche nelle spiagge o nelle discoteche. Se avvengono nei trasporti (sempre più il capro espiatorio di questa seconda ondata) non è perché la gente si muove per andare al cinema, a teatro, a scuola, al lavoro, in palestra, in piscina e chissà dove. Non so chi li prende questi treni e mezzi pubblici e per andare dove. Boh? Naturalmente, tutti hanno rispettato le distanze, messo adeguatamente le mascherine. Tutti i luoghi sono a prova di virus. Non resta che l’ipotesi del castigo divino che fa calare dall’alto l’epidemia. Tra l’altro un castigo molto selettivo perché risparmia circa 2.000.000.000 di persone, che invece il virus l’hanno, per ora, confinato in un angolino remoto dei propri Paesi. Beh, allora è la prova decisiva: è il piano cinese, che ha creato il virus in laboratorio senza lasciarne traccia rilevabile da tutti i dipartimenti scientifici del mondo e lo ha diffuso. Sì, va bene, per farlo ha sacrificato qualche migliaia di suoi connazionali, ma, si sa, lì non sono cristiani per cui non conoscono la pietà umana (si sentono anche questa cose da autorevoli intellettuali nostrani ideologizzati fino al midollo). Ma i numeri cinesi sono circa gli stessi di Paesi che odiano la Cina, come Corea del Sud e Giappone. Ma che Vietnam, Australia, Nuova Zelanda, Singapore, Taiwan. E allora? Chi se ne importa. Del resto, gli americani si sono fatti da soli l’11 settembre per conquistare il mondo, perché i cinesi non possono aver progettato la pandemia del secolo? Il dibattito resta aperto per lo sbarco sulla luna. Va bene, ma, uno penserà, le categorie che protestano faranno blocco comune. Ma figuriamoci, l’una contro l’altra armate. Gli operatori della cultura (che poi a dare una scorsa ai palinsesti cinematografici sarebbe assai più opportuno parlare di intrattenimento) se la prendono con i locali della movida. Questi con altri e così via all’infinito. Tutti con i trasporti, che portano la gente diretta verso l’ignoto in stile Star Trek. Su una cosa, però, c’è concordia: l’imprescindibile valore delle proprie attività e sul redimere mali storici del Paese tutti insieme e tutti in questo momento, che, diciamo, non lascia molto spazio per la riflessione. Ho scoperto dal grande chef Bottura che il pizzaiolo egiziano sotto casa mia è in realtà «una bottega rinascimentale». Da altri che i cinepanettoni rappresentano un valore culturale imprescindibile, che la cultura è vitale per gli italiani in coda a tutte le classifiche di lettura (in media un libro l’anno, credo) e che se vai su You Tube Cicciogamer fa migliaia di visualizzazioni al secondo mentre trovi conferenze straordinarie su Spinoza con 150 click in anni che sono lì. Ho poi scoperto che lo sport, da sempre bistrattato e ridicolizzato nelle nostre scuole, è attività culturale anch’essa. Solo che se ne sono accorti tutti adesso. Sui mali della scuola davvero sorvolo. Insomma, retoriche indegne mentre gli ospedali stanno andando al collasso e tra poco, denunciano i medici, si rischia di dover convertire i reparti ordinari in reparti Covid. Poi, me lo spiegheranno come va avanti una società senza ospedali. Attendo. Ma il copione è noto: si apre, giustamente, la possibilità di sussidi e tutti, giustamente, vogliono entrare da quella porta, muovendo le proprie stars per avere più rilievo mediatico ed esercitare pressione sui politici. Proprio Bottura ha indicato cinque punti che sintetizzano le richieste dei ristoratori: «Chiusura serale almeno alle 23.00, liquidità in parametro ai fatturati, cassa integrazione almeno fino alla stabilizzazione del turismo europeo, decontribuzione 2021, abbassamento dell’aliquota iva al 4% per il prossimo anno». Insomma, tolto il primo punto, per gli altri vedi alla voce sussidi. Commovente il finale del suo appello: «La politica è fatta di coraggio e di sogni. È simile alla poesia. È fatta di immaginazione e di futuro. La politica deve rendere visibile l’invisibile». Mamma mia, l’Utopia di Thomas Moore: l’IVA al 4%. Ora, sia ben chiaro, i sussidi per le categorie svantaggiate devono esserci. Personalmente sarei per decurtare gli stipendi fissi e le pensioni superiori ai 1500 Euro del 10% per creare un fondo di solidarietà per chi subisce di più la crisi. Chi si aggrega? Mmm, a occhio pochi. Del resto sono sempre gli altri a diffondere il virus. La questione epidemia, però, è chiarissima: l’antitesi fra sanità ed economia non regge alla prova dei dati. Se il contagio resta elevato, puoi anche tenere tutto aperto, ma la gente non esce a spendere. Bisogna abbattere i contagi per riaprire in fretta e tornare a spendere. Come si è fatto dopo il lockdown1. È l’unica via. Tutto il resto è noia, direbbe il poeta.

Davide Assael

(28 ottobre 2020)