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“Nostra Aetate la Magna Charta
delle relazioni tra ebrei e cristiani”

Il 55esimo anniversario della dichiarazione Nostra Aetate è stata l’occasione di uno scambio di messaggi tra il cardinale Kurt Koch, presidente della Commissione per i rapporti religiosi con gli ebrei della Santa Sede, e Noam Marans, esponente dell’American Jewish Committee dal 2019 a capo dello International Jewish Committee for Interreligious Consultations.
“Senza ombra di dubbio – il pensiero esplicitato da Koch nel suo intervento – la Nostra Aetate ha gettato le basi per un nuovo rapporto tra cattolici ed ebrei. Può quindi essere considerata la Magna Charta delle nostre relazioni”. Per l’alto esponente vaticano “il dialogo tra ebrei e cristiani ha fatto propria questa visione, in uno spirito di fratellanza e autentica amicizia”. La sfida ulteriore, aggiunge il cardinale, “è quella di acquisire una comprensione reciproca più profonda, naturalmente sempre nel rispetto delle rispettive tradizioni religiose”. Un impegno da portare avanti particolarmente “nel campo dell’educazione e della formazione”.
Secondo il cardinale ebrei e cristiani sono “inseparabilmente legati nel fondamento essenziale della fede nel Dio di Israele” e “uniti da una ricca eredità spirituale comune e dall’eredità di un passato condiviso di lunga data”.
Pure Marans esprime apprezzamento per i risultati conseguiti in questi 55 anni. E loda gli “interventi determinati e ripetuti contro il flagello dell’antisemitismo” tenuti nel suo pontificato da Bergoglio. Allo stesso modo, scrive Marans, rivolgendosi al cardinale Koch, “siamo solidali con i nostri fratelli e sorelle cristiane che affrontano gravi violazioni della libertà religiosa, discriminazione e persecuzione in un certo numero di paesi non democratici nel mondo”.
La speranza, si legge, è che l’esempio del lavoro svolto in questi anni “possa essere un faro di luce per tutta l’umanità”.
A ricordare l’importanza del percorso tracciato dalla Nostra Aetate in poi è anche l’ambasciata israeliana presso la Santa Sede. “Questo importante documento – si sottolinea in una nota diffusa stamane – ha portato ad un profondo cambiamento di atteggiamento da parte della Chiesa verso l’ebraismo e le ha fatto riscoprire le sue radici ebraiche”. Un cambiamento teologico, si afferma, ha così reso possibile “il cambiamento politico che ha portato l’instaurazione dei pieni poteri diplomatici tra lo Stato di Israele e la Santa Sede”.

(Nell’immagine l’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Oren David)

(28 ottobre 2020)