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Spuntino
Migrazione primordiale

In Lekh Lekhà (Gen. 12:1) il Signore esorta Abramo ad andarsene: “vai, per il tuo bene (secondo Rashì, ibid.), via dal tuo paese, dalla tua città natale e dalla casa di tuo padre, verso la terra che ti mostrerò.” Normalmente quando affrontiamo un viaggio per prima cosa varchiamo la soglia di casa, poi usciamo dalla città ed infine oltrepassiamo la frontiera nazionale, quindi esattamente nell’ordine inverso rispetto a quello indicato nel versetto. Di fatto però per emigrare le prime questioni da affrontare sono quelle burocratiche, bisogna procurarsi il visto per entrare nel nuovo stato (anche se Abramo parte senza conoscere la sua destinazione, ma questo meriterebbe un altro articolo dedicato), poi si devono saldare tutte le bollette e si chiude il conto in banca. Solo alla fine si preparano le valigie e, fino all’imbarco, ci si congeda da amici e parenti. Forse il Testo si riferisce a un viaggio di tipo diverso, ad una trasformazione che deve coinvolgere le tre sfere spirituali dell’uomo: 1) la psiche (mia libera traduzione ed interpretazione di “nefesh”) che, attraverso istinto ed emozioni, esprime le nostre necessità fisiche, quelle “terra terra;” 2) lo spirito (“ruach”), che ci permette di verbalizzare i nostri pensieri; infine 3) l’anima (“neshamà”), che è espressione del Divino, è soprannaturale e trascende la nostra esistenza in questo mondo. I protagonisti che devono affrontare il cambiamento sono Abramo (Av Ram, traducibile in “tutore superiore”), che rappresenta l’anima, dotata di una visione ampia, una sorta di controllore di volo; e Sarah (da “sar”, ministro, che governa la nostra vita terrena), che è il connubio di psiche e spirito, paragonabile ad un pilota che impugna la cloche. Per il nostro bene dobbiamo seguire l’esempio di Abramo e percorrere la strada indicataci dall’Alto su tutte e tre le dimensioni.

Raphael Barki