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Gli ebrei americani scelgono Joe Biden,
ma Trump ha guadagnato terreno

Un sondaggio dell’Associated Press’s VoteCast evidenzia come previsto un ampio sostegno al candidato democratico Joe Biden (69%) da parte dell’elettorato ebraico. Un risultato atteso, visto lo storico legame tra il partito democratico e l’ebraismo d’oltreoceano coltivato negli anni. A far più notizia è invece il fatto che l’attuale Presidente Usa Donald Trump, sempre secondo i dati dell’Associated Press, avrebbe fatto molto meglio che nel 2016: allora aveva ottenuto il 24% dei voti, mentre ora sarebbe salito di ben sei punti percentuali, arrivando al 30%. Questi dati sono però contestati dall’organizzazione ebraica americana Jstreet, che ha lanciato un proprio sondaggio dalle cifre molto diverse. Secondo questo report, il vantaggio di Biden sarebbe decisamente più ampio: 77% contro il 21%. Dati che coinciderebbero con le proiezioni di un’altra indagine commissionata invece dall’American Jewish Committee secondo cui, un mese fa, il gradimento ebraico per Trump si attestava attorno al 22% mentre quello per Biden era al 77. Seppur l’ebraismo americano rappresenti una piccola minoranza del totale dell’elettorato Usa, capire se effettivamente ci sia stata uno spostamento di voti a favore di Trump, a fronte delle tante sorprese di questa elezione, ha dei riflessi di più ampio respiro: per esempio, aiuta a capire quanto influisce la politica di Washington sulle scelte degli elettori ebrei americani. Stando ai dati del sondaggio di Jstreet, organizzazione molto a sinistra, poco o nulla: solo il 5% degli intervistati (800 in totale) ha indicato Israele come la questione più importante per decidere il proprio candidato presidente. In contrasto con questa narrazione generale, sono però i dati che arrivano dalla Florida: qui, sulla base delle stime dell’Associated Press, il voto ebraico si è diviso in modo abbastanza uniforme rispetto alla media nazionale. Il 58% degli intervistati ha votato per Biden, mentre il 41% ha votato per il presidente Donald Trump. E i voti al candidato repubblicano sarebbero arrivati anche grazie alle sue politiche in Medio Oriente. “In Florida gli ebrei rappresentano il 9% della popolazione, sono più di 600.000 – spiega ad Haaretz il politologo Beth Rosenson, dell’Università della Florida – Le diverse cose che Trump ha fatto, l’accordo di pace con il Bahrein e gli Emirati Arabi Uniti, il trasferimento dell’ambasciata [a Gerusalemme], penso siano risuonate tra gli elettori ebrei in Florida”.
Non solo, a raccontare cosa è accaduto nello Stato del Sole – dove Trump si è imposto con oltre il 3% su Biden, con un margine superiore a quello previsto – è il quotidiano locale Tampa Bay Times. Il giornalista Steve Contorno racconta come molti elettori dai cognomi ebraici della Florida hanno ricevuto in ottobre un volantino della campagna elettorale repubblicano. Sul manifesto c’era il volto sorridente di Trump, la scritta “Il presidente Donald Trump e il Partito Repubblicano hanno fatto di tutto per combattere l’antisemitismo” e le immagini di alcuni rappresentanti democratici: Alexandria Ocasio-Cortez di New York, Ilhan Omar del Minnesota e Rashida Tlaib del Michigan. Si tratta delle tre figure considerate più a sinistra nel partito democratico, più critiche d’Israele, con la Omar (e in parte la Tlaib) più volte accusata di antisemitismo. Questo messaggio, assieme al sostegno per Israele, ha avuto i suoi effetti e Trump, tra l’elettorato ebraico della Florida, ha ottenuto un risultato storico per un candidato repubblicano: quel 40% emerso dall’indagine dall’Ap. Caso esemplare, citato da Contorno, quello della realtà ebraica di Aventura, a nord Miami, dove la grande maggioranza delle persone è iscritta tra i democratici. Qui Biden ha vinto con un margine di soli 5 punti. “Non sono rimasto scioccato. Me lo sentivo”, racconta al Tampa Bay Times Evan Ross, funzionario del partito democratico e a sua volta ebreo. “Trump ha fatto un lavoro davvero efficace nel mandare messaggi agli ebrei. Ha capito che avrebbe potuto conquistare un sacco di sostegno, il che avrebbe potuto far oscillare lo Stato a suo favore”. “La vittoria del 3,4 per cento di Trump in Florida (una valanga per gli standard del Sunshine State) – spiega Contorno – è stata costruita su decine di piccole vittorie come questa. In uno stato spesso deciso ai margini, la campagna di Trump ha preso di mira gruppi di elettori che non votano tradizionalmente repubblicano ma che potevano essere portati dall’altra parte per questa elezione: come gli elettori ebrei, latino-americani e ispanici e gli elettori neri che si identificano come cristiani o socialmente conservatori”. L’aver ritratto Biden come un’estremista di sinistra, come un socialista, in questi settori ha avuto un certo richiamo.
“Penso che la gente abbia sempre sottovalutato Trump: lo ha fatto nel 2016. – sottolinea ad Haaretz il politologo Rosenson – Direi che siamo ancora un Paese molto diviso”. E poi un monito ai democratici e al mondo universitario: “Credo che molte persone nel mondo accademico vivano in una piccola bolla. Il Partito democratico deve fare i conti con il fatto che, anche in una pandemia, con persone che perdono il lavoro e muoiono, questo presidente (Trump), anche se dovesse perdere, è stato molto vicino a essere rieletto”.

dr