Quella sintesi sussurrata
Due viaggi a Gerusalemme, due visite al Tempio Maggiore di Roma. Tappe fondamentali di due pontefici, lontani anni luce tra loro, ma legati da un filo invisibile di dialogo con il mondo ebraico, ciascuno a suo modo. Benedetto XVI e Francesco hanno incontrato e dialogato con Renzo Gattegna, per un decennio massima autorità “civile” delle comunità ebraiche nazionali e quindi voce delle istanze di un popolo, italiano prima degli italiani, costretto a far i conti con i rigurgiti di un antisemitismo non troppo strisciante. In questi eventi di incontro tra il mondo ebraico e quello cattolico avevo sempre parlato con lui, e da lui arrivava ogni volta un’interpretazione non scontata di cosa stava realmente accadendo. Ho conosciuto Renzo molti anni fa – il nostro legame iniziale erano i colori del Circolo Canottieri Tevere Remo – e da subito mi aveva colpito il suo modo di porsi verso gli altri, che poi era la sua cifra. Disponibile ad ascoltare prima di parlare, e mai senza asserire. Non dispensava verità – che pure aveva dentro di sé, assieme ad una profonda cultura – ma argomentava ragioni. L’altro tratto del suo carattere che mi aveva molto colpito era la curiosità, specie per mondi di cui aveva scarsa consuetudine. E poi fare connessioni, che è il cuore della nuova frontiera della conoscenza. Non sono le informazioni che mancano, anzi, il difficile è collegarle e dare a tutto un senso coerente. Parlando di politica, di Israele, di antisemitismo o di temi meno impegnativi, ebbene Renzo era capace di una sintesi che sussurrava, con quella sua espressione che accennava ad un lieve sorriso. Mi propose di scrivere per Pagine Ebraiche, e assieme a Guido Vitale, ho contribuito qualche volta a raccontare fatti del mondo ebraico-cristiano, un universo infinito. Sentivamo da tempo la sua mancanza, qualche volta lo rivedevamo negli occhi di Ilana, speravamo che lo avremmo rincontrato. A me e a molti amici canottieri, Renzo ci mancherai.
Carlo Marroni
(11 novembre 2020)