Un leader che affrontava i problemi,
senza lasciare nulla di intentato

Come accade per le grandi figure che ci lasciano, molto è stato detto in questi giorni su Renzo Gattegna, uomo equilibrato, sensibile, attento alle persone prim’ancora che alle cose.
E giustamente se ne è parlato molto perché Renzo, insieme a questa sua condizione che lo caratterizzava, di equilibrio e di sensibilità, di concretezza e di determinazione, era comunque un uomo delle istituzioni, che ha saputo portare l’ebraismo italiano, in continuità con i Presidenti che l’hanno preceduto, gli indimenticabili Tullia Zevi e Amos Luzzatto, ad una realtà di eccellenza, quale merita.
Nei sei anni in cui ho avuto il privilegio di collaborare con lui, prima come Consigliere, poi come Vice Presidente dell’Ucei, ho apprezzato soprattutto la sua pacatezza e il suo garbo, ma anche il forte e intenso amore per le cose ebraiche e per non lasciare mai nulla di intentato per raggiungere un obiettivo. Una caratteristica non di pochi, che lo faceva apprezzare da tutti, per quell’innato senso della giustizia e del desiderio di cercare sempre e comunque una soluzione ai problemi, quali che fossero.
Voglio peró ricordare qui due tra i suoi molteplici interessi e obiettivi.
Anzitutto, assicurare e garantire la libertà e l’autonomia delle comunità ebraiche all’interno del tessuto sociale e statale e il diritto di ogni ebreo di essere sempre e comunque se stesso, nel rispetto della Costituzione, delle regole democratiche e dei dettami dell’ebraismo, nello spirito cioè di quell’Intesa tra lo Stato italiano e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che ha sempre caratterizzato e diretto la sua opera. Garanzie che hanno costituito l’ossatura nel passaggio, avvenuto sotto la Presidenza di Gattegna, dal precedente sistema statutario al nuovo assetto istituzionale che l’Unione si è dato nel 2012, con l’approvazione di un nuovo organismo più ampio e rappresentativo dell’Italia ebraica, quale quello attualmente in vigore.
Ma voglio anche ricordare il suo impegno, innovativo per l’ebraismo italiano, di occuparsi di un progetto per il Meridione, una realtà complessa e delicata in cui Renzo Gattegna ha, tra i primi, avvertito che lì affioravano molti spunti e molti impulsi diretti a far emergere un ebraismo nascosto da secoli in molti, persone e luoghi, in grado di portare, in un futuro speriamo non lontano, nuova linfa alla due volte millenaria storia dell’ebraismo italiano.
Renzo, in queste due tematiche, come in tutte quelle di cui si è occupato, ha messo la sua sensibilità e il suo senso di giustizia, che includeva il far sentire tutti in pari condizione e in pari dignità, al servizio della “causa”, una causa in cui lui ha creduto fino all’ultimo.

Giulio Disegni, Vicepresidente UCEI

(11 novembre 2020)