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Segnalibro – La Bibbia dell’Amicizia
Ebrei e cristiani a confronto sui Profeti

È in libreria il secondo volume della “Bibbia dell’Amicizia”, il progetto che vede ebrei e cristiani a confronto su alcuni passaggi tra i più significativi. Dopo Torah/Pentateuco, al centro della prima indagine, in questo nuovo volume cinquantadue studiosi si soffermano sui Neviim/Profeti, ossia sui libri storici e profetici.
Pubblicata dalla casa editrice San Paolo, l’opera si apre con gli interventi del cardinale Kurt Koch e del rav David Rosen ed è curata da Marco Cassuto Morselli, già docente di filosofia ebraica e storia dell’ebraismo presso il corso di laurea in studi ebraici del Collegio Rabbinico Italiano e attuale presidente della Federazione delle Amicizie ebraicocristiane in Italia, e Giulio Michelini, frate minore e ordinario di Esegesi neotestamentaria e Preside all’Istituto Teologico di Assisi.
Ne pubblichiamo un brano.

La Bibbia dell’Amicizia ha come finalità di far gustare la Bibbia e far dialogare ebrei e cristiani sui testi fondativi delle due religioni. Da millenni ebrei e cristiani leggono e meditano la Bibbia separatamente. Da alcuni decenni è iniziato un percorso di dialogo per superare odi e incomprensioni. È dunque ora possibile iniziare a leggere la Bibbia insieme.
Si è scelto di affidare i contributi non solo a esperti biblisti, ma anche a storici, filosofi, psicologi e letterati, lasciando agli autori e alle autrici la libertà di scegliere il proprio metodo interpretativo.
Nelle pagine bibliche troviamo azioni e parole, pensieri e sentimenti, lamenti e invocazioni, gioia e disperazione, tristezza e consolazione, fedeltà e tradimenti, alleanze e sconfitte, pace e guerra, amore e morte, uomini e donne come dovrebbero essere, come sono, come saranno nei tempi a venire. Le nostre esistenze temporali e temporanee vengono messe di fronte all’Eterno, che è al di fuori dello spazio e del tempo.
Lo scopo non è quello di arrivare a una lettura unificata della Bibbia nella quale le diversità si stemperino fino ad annullarsi, ma quello di conoscersi meglio, di conoscere meglio le rispettive letture e interpretazioni, accettando che esse possano essere diverse.
Dopo il volume dedicato alla Torah, il secondo volume è dedicato ai Neviim. Vi troviamo esposta la storia del popolo di Israele secondo le grandi tappe della narrazione biblica, ossia l’ingresso nella Terra di Kenaan, il periodo dei giudici-governatori, il regno unito, la divisione tra regno del Nord e regno del Sud, la fine del regno di Yisrael e la deportazione in Assiria, la caduta del regno di Yehudah, l’esilio babilonese e il ritorno in Ereṣ Yisrael. Più precisamente, in questi libri abbiamo il racconto della costruzione, distruzione e ricostruzione del Bet ha-Miqdash e incontriamo le grandi figure dei re Shaul, David e Shelomoh.
Se le vicende dei Patriarchi si riferiscono a un’antichità molto remota, coincidente con l’età del Bronzo (2200-1200 a.e.c.), e l’esodo può risalire all’età del Ferro (anche se la datazione e la realtà dell’evento sono oggetto di grandi discussioni); con l’ingresso nella Terra di Kenaan lasciamo la protostoria per entrare nell’ambito della storia. Proprio in questo periodo così complesso e tormentato vivono e svolgono la loro opera prima i giudici, poi i profeti; questi ultimi, soprattutto, testimoniano le difficoltà che la Parola del Signore incontra nelle diverse situazioni concrete e reali delle vicende umane. Nonostante le tragedie e le catastrofi delle quali sono spettatori e alle quali prendono parte, essi hanno la capacità di vedere le cose del tempo sotto l’aspetto dell’eternità ed elaborano la visione del futuro messianico, un’era di pace per tutta l’umanità e per tutto il creato. Da questo punto di vista, si deve dire che il messaggio dei profeti è assolutamente attuale.
Come il rabbino e filosofo Abraham Joshua Heschel ebbe a scrivere in Dio alla ricerca dell’uomo, se i profeti a volte sono stati considerati deboli di mente (a causa delle visioni che avevano, o dei gesti da loro compiuti, o per le parole pronunciate), ebbene, «se questa è follia, dovremmo vergognarci di ritenerci sani». I profeti infatti hanno lasciato – continua Heschel – un’eredità ancora valida per noi: «il modo in cui hanno affrontato i problemi del loro tempo, e il fatto che le soluzioni che proponevano sembrano essere rilevanti per tutte le epoche, hanno portato molti a ripetere un luogo comune: i profeti erano tra i più saggi degli uomini». Abbiamo anche oggi bisogno di ascoltare le loro voci.

Marco Cassuto Morselli e Giulio Michelini

(19 novembre 2020)