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Il limmud in ricordo di Aldo Zargani
“Curava la sofferenza con il sorriso”

Per Aldo Zargani il nome ebraico Isaia era molto più di un fatto anagrafico. Al profeta biblico si ispirava infatti costantemente, tanto da citarlo anche nei suoi libri. Come l’ultimo, In bilico (noi gli ebrei e anche gli altri), dove ricordando una spiacevole situazione pubblica in cui aveva dovuto replicare a velenose illazioni sulla Brigata Ebraica e il 25 Aprile così si era descritto: “Gridavo nei microfoni le maledizioni del libro di Isaia”. 
È partito da questa immagine rav Gianfranco Di Segni, direttore della Rassegna Mensile di Israel, autore della testimonianza conclusiva di un intenso limmud organizzato da familiari e amici a un mese dalla scomparsa.
Il ricordo dell’intellettuale e scrittore torinese è stato declinato da vari punti di vista (il rav lo ha fatto con parole di Torah dedicate proprio a Isaia). Ad aprire la serata, moderata da Laura Quercioli Mincer, il rav Riccardo Di Segni. Il rabbino capo di Roma, sviluppando un tema caro a Zargani, ha parlato dei due opposti della Memoria: il rischio di dimenticare tutto, ma anche quello al contrario di restare prigionieri del passato facendo della Shoah “una religione con i suoi rabbini, i suoi predicatori, i suoi pellegrinaggi”.
Alberto Cavaglion (Università di Firenze) ha parlato di Per violino solo. La mia infanzia nell’Aldiqua. 1938-1945, il suo libro d’esordio, come di una delle più alte testimonianze della letteratura novecentesca. Cavaglion si è in particolare soffermato sull’umorismo, tema di importanza vitale nei suoi scritti. “La sofferenza curata dal sorriso: è lì – ha spiegato – che sta la forza della sua narrativa”. 
Un pensiero condiviso da Marco Belpoliti (Università di Bergamo), che ha commentato: “Si tratta di un capolavoro della letteratura italiana”. Secondo Belpoliti l’umorismo di Zargani è legato a una serie di peculiari aspetti tra i quali “pensosità, simpatia, pudore, pietas”. Brillanti gli aneddoti svelati in tal senso da Mirna Cicioni (Università di Monash), che è stata accanto all’autore in una serie di incontri letterari in Australia. 
Per Luigi Grazioli, caporedattore di Doppiozero, a contraddistinguere Zargani era una “saggezza scettica, bonaria e molto divertente” che si accompagnava a “un intatto stupore e all’apertura alla meraviglia del bambino che non ha mai cessato di essere”. 

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(Per rivedere il limmud, che sarà fruibile sulla piattaforma Vimeo UCEI ed è stato trasmesso in diretta sul canale Facebook dell’Unione, clicca qui)

(20 novembre 2020)