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“Italia-Israele, legame speciale”

Avvicinare le nuove generazioni all’ebraismo, alla storia d’Israele e alla Memoria. Farlo attraverso lo sport.
È la sfida del progetto “1945-2020: Campioni del Calcio e la Shoah, presentato quest’oggi nell’ambito del 31esimo Congresso Nazionale della Federazione delle Associazioni Italia-Israele.
È stato il presidente nazionale Giuseppe Crimaldi (nell’immagine) ad illustrarlo in apertura di conferenza. Un intervento di bilancio e di riflessione sull’anno che va concludendosi, inevitabilmente segnato dall’emergenza sanitaria ma non solo. “Eccoci ancora una volta qui. Uniti e forti dei nostri sentimenti di amicizia verso Israele e il suo popolo. Più convinti che mai – ha sottolineato – della funzione che ciascuno di noi svolge in una nazione spesso poco attenta ai valori che esprimiamo da volontari nel tendere un ponte oltre l’altra sponda del Mediterraneo e in un’Europa sempre più scossa dai sovranismi, dai suprematisimi e dai nazionalismi ciechi e da quel sordo rumore di fondo dell’antisemitismo che torna a farsi sempre più forte e minaccioso”.
Numerosi gli interventi che hanno caratterizzato e ancora caratterizzeranno la conferenza. Dall’ambasciatore israeliano Dror Eydar alla sua vice Ofra Fahri, dal Consigliere dell’ambasciata Ariel Bercovich ai nuovi incaricati presso la missione diplomatica: Raphael Singer, a capo del dipartimento economico; Uri Zirinski (portavoce e affari politici) e Maya Katzir (addetta culturale).
Tra gli appuntamenti del pomeriggio, dopo un saluto di Sara Gilad, la tavola rotonda “La nuova sfida di Israele ai tempi del Covid e i nuovi equilibri di politica internazionale in Medio Oriente”. Introdotti da Bruno Gazzo, con conclusioni di Giorgio Linda, prenderanno la parola Alex Kerner, in rappresentanza del Keren Hayesod; il diplomatico Yosh Amishav e la giornalista Fabiana Magrì.
Seguirà la relazione del tesoriere, l’approvazione del bilancio, un confronto interno riservato ai presidenti delle varie federazioni locali.

Il pallone e il dovere della Memoria

Avvicinare le nuove generazioni all’ebraismo, alla storia d’Israele e alla Memoria parlando di sport. È l’obiettivo principale del Progetto “Il Calcio e la Shoah”. L’idea – lanciata dall’associazione Italia Israele di Foggia in collaborazione con Renato Mariotti, presidente dell’ASD International Football Museum – punta a realizzare l’obiettivo che il presidente nazionale della Federazione, Giuseppe Crimaldi, si è posto sin dall’inizio del suo mandato e che può essere sintetizzato nello slogan “rieducare le nuove generazioni” avvicinandole – senza pregiudizi o contaminazioni ideologiche – ad una storia entusiasmante e tuttavia anche tragica. In che che cosa consiste il progetto? Essenziale sarà il contributo fornito dall’associazione presieduta da Mariotti, gia impegnata in progetti che hanno alla base l’etica nel calcio e che nel 2019 ha per questo ricevuto il “Premio Nazionale Fair Play” dal Coni.
Ennio Flaiano scrisse che “l’infanzia è l’unico luogo della vita che non possiamo mai abbandonare perché è sempre nella nostra infanzia che fissiamo i fatti che segnano la nostra esistenza”. Ed è partendo da questa citazione che il progetto viene trasformato in realtà.
La mostra – grazie anche alla collaborazione e al sostegno dell’ambasciata d’Israele a Roma – sarà itinerante e coinvolgerà i ragazzi delle scuole primarie e medie inferiori. Avrà il titolo “1945-2020. 75 anni dalla scomparsa dei campioni del calcio nei campi di sterminio”.
Alla fine dell’Ottocento il calcio inizia a diffondersi in Italia; in un Paese nel quale il lavoro contadino determinava la crescita e lo sviluppo dell’economia. Il calcio, di pari passo, riusciva a catturare l’attenzione trasversale degli appartenenti a tutte le classi sociali. È stata questa l’origine di un fenomeno, non solo sportivo, che nell’immediato dopoguerra ha visto la nascita di migliaia di società dilettantistiche nelle città d’Italia. Attraverso l’attaccamento ai colori sociali della propria squadra si è finito per esprimere un senso di appartenenza al proprio territorio e alla cultura di riferimento.
Ecco che i campioni del calcio, anche se semplicemente campioni della squadretta del proprio paese, diventavano per i bambini simboli e personaggi da emulare, anche nei modi di vivere.
Con l’aiuto del calcio – e grazie al prezioso patrimonio di “cimeli” custoditi da Mariotti – potremmo far riflettere ancora di più i bambini, i ragazzi, sulla tragedia della Shoah: in particolare sullo sterminio attuato verso i campioni dello sport, soprattutto di quelli del calcio, nella Germania degli anni terribili; campioni con alto senso di appartenenza alla bandiera, “usati” come veicolo di promozione dei regimi totalitari dell’epoca. Sfruttati per “la facciata” e poi barbaramente uccisi solo perché ebrei.
Una storia poco approfondita e che va invece divulgata a giovani e giovanissimi. La mostra si avvarrà dunque di strumenti diretti (i palloni originali utilizzati per alcune finali della Coppa del Mondo, gli scarpini e le magliette dei calciatori tedeschi che militavano nelle massime serie, poi deportati e morti nei lager), sia interattivi, con proiezioni e altro materiale informatico. Un modo originale e diretto per fare educazione corretta.

Cesare Gaudiano, presidente dell’Associazione Italia Israele di Foggia