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Oltremare – Il treno

Domani dovrei prendere un treno. Cosa rarissima, in questi tempi coronati, tempi nei quali ci si sposta il minimo indispensabile e quando lo si fa si cerca di usare auto private, per azzerare o quasi eventuali contatti con altri umani.
Una volta il treno era la mia mattina. Prima lo era l’autobus, ma il treno era di gran lunga più comodo e veloce. Gli occhi assonnati dei soldati in trasferimento, i vestiti quasi normali, in pochissimi casi eleganti o anche di buon taglio, dei passeggeri. Le fermate nelle quali il treno si svuotava, quelle nelle quali si riempiva di nuovo, corridoi compresi, e c’era sempre qualcuno che passando maldestramente si impigliava nei miei ricci.
I pochi treni che ho preso da inizio pandemia erano vuoti e spettrali. E oltre a tutto hanno perso completamente quella immediatezza che c’era una volta: bastava avere il biglietto elettronico Rav Kav, riempito con contanti oppure con l’abbonamento che copriva le zone da percorrere per arrivare a destinazione. Passaggio veloce di sicurezza all’entrata della stazione, passaggio del biglietto per superare la barriera, e via, a bordo.
Oggi, per prendere un treno si deve decidere prima di tutto quale (una cosa esotica e vagamente barbara per noi israeliani, abituati a salire su qualunque treno passi, basta che vada più o meno nella direzione giusta). Si deve prenotare, e di nuovo, qui tutti i treni sono interregionali, non esiste prenotare il posto, e infatti si prenota un posto qualunque, ma su un treno specifico. E poi, prima di entrare in stazione, si deve mostrare alla sicurezza la prenotazione, misurare la temperatura, assicurare di essere sani, ricevere il permesso di passare sicurezza, e solo allora si può andare alla finestrella della biglietteria e ottenere il biglietto che permette di salire sul treno. O almeno questa era la trafila l’ultima volta che sono salita su un treno, mesi fa. Domani chissà: se cambiano le regole del trasporto pubblico con la stessa chiarezza con la quale cambiano quelle di apertura e chiusura di negozi e uffici prevedo follie assortite. Domani dovrei prendere un treno, ma non so, vedremo.

Daniela Fubini