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Babilonia al rovescio

Il Gulag è la più longeva realtà concentrazionaria nata nel 1917 presso l’arcipelago delle isole Solovki sul Mar Bianco e tecnicamente protrattasi sino al 1958 con un periodo di stasi giustificato dall’entrata in Guerra dell’URSS e significativo calo delle deportazioni.
Trattasi del più mostruoso sistema carcerario e deportatorio della Storia; i piani sterminatori concepiti da Stalin si interruppero unicamente in ragione della morte del dittatore sovietico nel 1953 nonché conseguente abbandono dei Gulag nell’estate del medesimo anno e successiva amnistia generale.
I Gulag inghiottirono generazioni di filosofi, artisti, musicisti e menti eccezionali, autentico polmone cerebrale dell’URSS estromesso radicalmente dal movimento culturale della realtà sociale sovietica.
Nel 1908 il compositore baschiro tartaro Gaziz Salikhovich Almukhamedov lasciò il suo villaggio e si trasferì a Tashkent per studiare canto, nel 1914 intraprese un viaggio nella regione del Volga, in Siberia e Kazakistan raccogliendo canti delle popolazioni autoctone.
Membro del controspionaggio sovietico, studiò musica a Tashkent e in seguito a Mosca, nel 1922 si trasferì a Kazan; scrisse canzoni e stese l’opera in lingua tartara Sania su libretto di Fatih Amirkhan.
Colpito dal tifo a Ufa, Almukhamedov perse le sue due figlie; vittima delle Grandi Purghe staliniane, fu arrestato nel dicembre 1937 (in prigione cantò per i prigionieri) e fucilato il 10 luglio 1938.
Pavel Petrovich Val’dgardt studiò direzione d’orchestra e composizione presso il Conservatorio di Leningrado; creò il dramma musicale per bambini, da citare le tre opere per bambini Koshkin Dom.
Arrestato nel gennaio 1929 a Leningrado, fu accusato di appartenere a un circolo religioso e filosofico vicino all’antroposofia (illegale nell’URSS), il 22 luglio fu condannato a tre anni di prigionia che scontò presso il Gulag sulle isole Solovki; fu rilasciato a fine 1930.
Aleksandr Kenel’, nato a San Pietroburgo nel novembre 1898, studiò presso il Conservatorio della sua città che nel frattempo divenne Leningrado; accusato di appartenere ai Cavalieri del Santo Graal (organizzazione illegale in URSS), fu condannato a tre anni di prigione che scontò presso il Gulag sulle isole Solovki; scrisse musica per il teatro del Gulag e allestì la sua opera Kozbar.
Nato il 2 aprile 1893 a Mosca, Sergej Protopopov studiò medicina a Mosca e composizione a Kiev; impegnato nella musica d’avanguardia (da citare le sue tre Sonate per pianoforte), nel 1930 pubblicò un trattato di tecnica del linguaggio musicale fondato su una scala di 72 microtoni.
Arrestato nel 1934 per omosessualità fu condannato a tre anni di prigionia che scontò nel Siblag di Mariinsk, ivi scrisse diverse opere tra le quali 5 Prelyudiy op.32 per pianoforte, da novembre 1934 diresse l’orchestra del Siblag per la quale stese vari arrangiamenti; nel novembre 1935 fu trasferito presso il Dmitlag di Dmitrov dove scrisse la Marsh betonshchikov, fu rilasciato nel giugno 1936.
Deportato a Dachau e in seguito rifugiato a Shanghai, il pianista ebreo austriaco Karl Steiner (foto) affermò che, senza Hitler e Stalin, la dodecafonia sarebbe stata la colonna portante del linguaggio contemporaneo; è molto probabile e del resto la generazione degli allievi di Schönberg – particolarmente la colonna ebraica da Józef Koffler a Viktor Ullmann sino a Egon Wellesz ed Eduard Steuermann – fu decimata da deportazioni, eliminazione fisica ed esilio.
Neanche il futurismo di Luigi Russolo con i suoi strumenti musicali Intonarumori e l’inedito linguaggio di Béla Bartók sopravvissero alla catastrofe intellettuale di Guerra e deportazioni proseguite dopo la fine del conflitto nell’Europa dei regimi comunisti; la sperimentalità nei quarti e sesti di toni trovò discreta applicazione nel linguaggio dei compositori contemporanei ma non fece molta strada.
È la musica concentrazionaria a consegnarci le più inedite e inimmaginabili applicazioni della serialità dodecafonica – non scevre da contaminazioni e felici connubi con tessiture tardo-tonali – sino a estremismi puntillistici ben oltre la lezione weberniana e sperimentalità microtonali; è sufficiente citare la partitura de La Favola di Natale di Giovannino Guareschi e Arturo Coppola o le performances dell’ensemble di incudini presso il Campo di internamento di Knitzelfeld per entrare nel meraviglioso mondo del futurismo musicale.
Da Goué, Martinon, Thiriet a Messiaen, Thimmonier, Lannoy, Chenevier e Herbin, il cuore della musica francese contemporanea pulsava in Stalag e Oflag; da Veprik, Weinberg, Nosyrev, Mosolov a Zaderatsky, Sobinov e Varlamov, la grande musica sovietica si sviluppò nei Gulag.
Come una Babilonia rovesciata, le lingue della Musica confluiscono nella letteratura musicale della cattività e divengono lingua unica, bella da parlare e ascoltare; oggi ricostruiamo la torre di Babele.
Questa volta facciamo in modo che non ci crolli addosso.

Francesco Lotoro

(2 dicembre 2020)