Nedo Fiano (1925-2020)
Con la scomparsa di Nedo Fiano l’Italia perde uno degli ultimi Testimoni della Shoah ancora in vita. Un Testimone ma anche, ricordava ieri sera la Presidente UCEI Noemi Di Segni in una nota segnalata da vari quotidiani, “un uomo straordinario, amante della vita nonostante la terribile esperienza vissuta nel lager”. Una figura il cui incrollabile impegno civile e di Memoria resterà “un segno indelebile nelle generazioni”. Numerose le reazioni in ambito istituzionale e comunitario.
Il Corriere, nel ricordarlo, parte da una delle frasi che hanno caratterizzato la sua testimonianza pubblica: “A 18 anni, ad Auschwitz, sono rimasto orfano. Quest’esperienza devastante ha fatto di me un uomo diverso, un testimone per tutta la vita”.
“Un testimone prezioso, amante della vita, della cultura, della sua città che più volte gli ha reso omaggio”, scrive lo storico Umberto Gentiloni su Repubblica. Fiano, si ricorda, è stato “tra i primi a rompere il silenzio del dopo cercando di raccontare ai più giovani senza risparmiarsi, girando tra scuole, università e viaggi della memoria”. Emanuele, il terzo dei tre figli, di cui uscirà a breve un libro dedicato al padre, racconta a Repubblica Milano il giorno in cui Nedo iniziò a parlare del lager: “Era il 1977 e ad ascoltarlo c’ero anch’io insieme a mio fratello. Era tutta la vita, disse, che si portava dietro una valigia metaforica che non aveva più aperto”.
Nuove installazioni vanno ad arricchire la collezione d’arte contemporanea del Quirinale. Tra esse, racconta il Corriere, l’opera che Emilio Isgrò ha voluto dedicare alla vergogna delle leggi razziste. In mostra una riproduzione delle quattro pagine della Gazzetta ufficiale che annunciano i provvedimenti, tutte segnate di rosso.
Vaccinazione anti-Covid in diretta televisiva per il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il Giornale riporta le sue parole, che hanno parafrasato quelle di Neil Armstrong appena sbarcato sulla luna: “Una piccola iniezione per un uomo e un grande passo per tutti noi”.
Il politologo Alessandro Orsini, sul Messaggero, parte dalle gravi responsabilità egiziane nei casi Regeni e Zaki per arrivare a sostenere una tesi piuttosto ardita: “Il fatto che la Fratellanza Musulmana non piaccia a Israele, all’Arabia Saudita o all’Egitto, non implica, di necessità che non debba piacere nemmeno all’Italia”.
Sul Corriere Roma è presentato l’ultimo libro di Stefano Caviglia: Guida inutile di Roma (ed. Intra Moenia). II ritratto “di una Capitale che non esiste più” in cui si raccontano anche le vicende, tra le altre, delle cinque sinagoghe dell’antico ghetto.
“La guerra del pane tra mafia, ebrei e fronte sindacale”. Con questo titolo un po’ estremo il Giornale introduce oggi la storia del bagel, portato in America dagli ebrei emigrati dall’Europa ashkenazita e il cui mercato, rapidamente cresciuto, fece gola in passato anche ad alcuni clan.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
(20 dicembre 2020)