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Zoombombing antisemita,
la Memoria sotto attacco

Nel gergo della rete sono dette zoombombing: azioni di disturbo organizzate che vanno a colpire iniziative in corso sulla popolare piattaforma divenuta ormai per milioni di italiani uno strumento (anche di lavoro) irrinunciabile.
Quello di cui è stata vittima nelle scorse ore Lia Tagliacozzo, autrice molto impegnata sul tema della Memoria anche come elaborazione del proprio vissuto familiare, ha però un risvolto particolarmente sinistro. 
Gli slogan antisemiti e neonazisti che hanno interrotto la presentazione del suo ultimo saggio, La generazione del deserto. Storie di famiglia, di giusti e di infami durante le persecuzioni razziali in Italia (ed. Manni), suonano infatti come un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Per la violenza verbale che ha caratterizzato questa irruzione, denunciata pubblicamente dalla figlia Sara. Ma anche per l’abilità con cui il gruppo si è infiltrato, utilizzando account falsi ispirati ad alcuni cognomi di famiglie ebraiche torinesi che hanno tratto in inganno i promotori dell’evento online: l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e il Centro di studi ebraici di Torino. 
L’autrice, che è nata a Roma, si è detta molto scossa: “Mi sono entrati in casa un’altra volta, come fecero quando bussarono a questa stessa porta, il 16 ottobre del ’43 durante il rastrellamento del Ghetto, per portare via la mia famiglia, dimezzata nei campi di concentramento”. 
La presentazione è stata comunque portata a termine. E questo, ha riflettuto Tagliacozzo al termine di una giornata segnata da molti attestati di vicinanza e solidarietà, è un fatto importante e decisivo: “Chi ha provato a zittire le riflessioni sulla Memoria, la Shoah, il fascismo e la democrazia è stato mutato”. 

(12 gennaio 2021)