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Liliana e i bambini di Sciesopoli
Una cittadinanza
per la solidarietà

Sciesopoli, colonia montana del comune di Selvino (Bergamo), è diventato un simbolo del riscatto italiano nel dopoguerra. Da struttura di propaganda fascista si trasformò in luogo di accoglienza e simbolo della ricostruzione ebraica dopo la tragedia della Shoah. Qui 800 bambini ebrei, scampati alla furia nazifascista, furono accolti e curati in attesa di poter partire per il nascente Stato di Israele. Sul solco di questa emozionante storia di solidarietà, il comune di Selvino ha voluto dare un ulteriore segnale di attenzione verso la Memoria. All’unanimità ha votato il conferimento della cittadinanza onoraria agli ex bambini di Sciesopoli e alla senatrice a vita e Testimone della Shoah Liliana Segre, deportata bambina ad Auschwitz. “Questo atto sottolinea la vocazione all’accoglienza della nostra comunità, così come dimostrato storicamente nella straordinaria esperienza di Sciesopoli Ebraica.”, si legge nelle motivazioni del provvedimento della giunta comunale. “Qui vennero accompagnati dai coraggiosi costruttori di fiducia, militari della Brigata Ebraica, partigiani del CLN e da donne e uomini valorosi, tra i primi concreti testimoni di un’Europa nuova. Questi bambini sono ancora nel cuore della comunità di Selvino. Molti di loro in questi anni sono tornati a rivedere il luogo di Sciesopoli, la casa che li aveva accolti ed accuditi prima del loro ritorno nella loro terra di Israele. Siamo certi che ognuno di loro porta in sé da tutta la vita il nome di Selvino e il desiderio di poter rivedere Sciesopoli, lasciando alle loro famiglie la preziosa testimonianza di come, a Selvino, ritrovarono una nuova vita che permise loro di avere un futuro dignitoso come uomini, come donne”.
“Questo gesto così profondamente condiviso con il direttore di Sciesopoli Ebraica Alessandro Filippo de Lisi, con le Ambasciatrici della Memoria Maria Falcone, Aurora Cantini, Chiara De Battista, Delilah Gutman e Patrizia Ottolenghi – si legge – è anche simbolicamente legato alla volontà di ricostruzione di una nuova popolata Casa Ebraica laica e promotrice di memorie reciproche attraverso le arti, lo studio, i dialoghi sociali e gli incontri con il territorio”.