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Israele, la diplomazia è online
Intesa siglata con il Kosovo

Anche la diplomazia deve passare per le piattaforme online in questo periodo di emergenza e chiusure. E così Israele e Kosovo hanno ufficialmente stabilito le rispettive relazioni diplomatiche attraverso un vertice su zoom. Con il nuovo lockdown in corso e la chiusura dell’aeroporto Ben Gurion, il ministro degli Esteri Gabi Ashknazi ha infatti incontrato virtualmente la collega kosovara Meliza Haradinaj-Stublla e firmato tre accordi di cooperazione. Il primo, ha stabilito le relazioni diplomatiche bilaterali ed è stato firmato in quattro lingue: ebraico, inglese, albanese e serbo. Le altre due intese sono invece legate a un quadro di consultazione tra i due ministeri degli Esteri e alle attività dell’agenzia di sviluppo internazionale israeliana Mashav. “Lo stabilirsi delle relazioni tra Israele e Kosovo è un passo storico importante e commovente che riflette i molti cambiamenti che la regione ha vissuto negli ultimi mesi. Il Kosovo si unisce ufficialmente alla cerchia dei paesi che aspirano alla pace e alla stabilità e riconoscono Israele, e Gerusalemme come sua capitale”, ha dichiarato Ashkenazi nel corso del vertice. Haradinaj-Stublla, per parte sua, ha ricordato come Israele sia “il 117° paese a riconoscere la Repubblica del Kosovo come un paese indipendente e sovrano”.
La decisione sul riconoscimento reciproco tra il Kosovo, a maggioranza musulmana, e Israele è stata raggiunta lo scorso settembre, durante un summit alla Casa Bianca. Un appuntamento a cui avevano presenziato i leader del Kosovo così come della Serbia, alla presenza dell’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Un passaggio arrivato poco dopo la firma degli storici Accordi di Abramo, siglati sempre a Washington da Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, con la successiva aggiunta di Marocco e Sudan. Accordi che rappresentano “la promessa di una cooperazione fruttuosa in molte aree, di prosperità economica e di migliore sicurezza regionale”, ha evidenziato l’ambasciatore di Israele a Roma Dror Eydar, intervenendo in una conferenza organizzata dalla Fondazione Luigi Einaudi. “Il panel di oggi, qui in Italia, con i miei colleghi ambasciatori in Italia di Marocco, Emirati Arabi Uniti e Bahrein è un’ulteriore prova del fatto che il paradigma in Medio Oriente è cambiato, che la pace e la sicurezza in nell’area sono possibili”, ha dichiarato Eydar, salutando i colleghi diplomatici. “Abbiamo il supremo dovere di lavorare per aggiungere più Paesi arabi e musulmani all’asse della pace degli Stati moderati – ha aggiunto l’ambasciatore – assicurando prosperità e benessere ai popoli della regione”. E in questo quadro si inserisce la nuova intesa con il Kosovo, che allarga ulteriormente il corridoio di stabilità costruito attraverso gli accordi di Abramo. O, nelle parole di Reuven Azar, consigliere in politica estera del Primo ministro d’Israele Benjamin Netanyahu:“Con questi accordi tanto attesi, il Medio Oriente può diventare un corridoio ancor più grande tra Asia ed Europa, da Emirati e Oman a Grecia e Cipro. Solo rafforzandolo, – ha spiegato Azar durante la conferenza organizzata dalla Fondazione Einaudi – creeremo più prosperità e stabilità”. Anche secondo l’ambasciatore marocchino Youssef Balla, la normalizzazione dei rapporti con Israele “rappresenta un’opportunità, uno strumento e un riavvicinamento che servirà alla pace in Medio Oriente, in modo particolare alla causa palestinese”.

dr