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Oltremare – Terra e scuola

Una madre di amici molto saggia un giorno, davanti ad un bambino piccolo altrui che faceva di tutto per mettersi in bocca qualunque cosa durante una gita in montagna (fiori, fili d’erba, terriccio, pietre e simili) mi aveva lasciata di stucco affermando con olimpica tranquillità: “Beh, comunque i bambini per crescere bene devono mangiare una congrua quantità di terra”. Al momento non ho chiesto di quantificare quale fosse il volume di questa “congrua quantità”, ma mi parse cosa in linea di massima condivisibile. All’epoca, sui pendii del Parco Nazionale dal Gran Paradiso, dove tutto pare uscito da una pubblicità di formaggi alpini e anche le mucche hanno un buon odore, non avrei potuto immaginare molte delle cose che il futuro mi preparava, fra le quali vivere in un moshav, dove quella quantità di terra è sicuramente decuplicata, sotto lo sguardo attento delle madri locali. Qui è normale vedere bambini camminare scalzi (estate o inverno) per strade che sono tutte asfaltate ma si affacciano sui campi coltivati, ed è normale che gruppetti di ragazzini anche parecchio piccoli giochino all’aperto nel fine settimana in modo abbastanza autogestito, richiamati da potenti polmoni solo all’ora dei pasti.
Ora però, con i tre lockdown che abbiamo passato, che hanno lasciato in casa per lunghissime settimane i bambini e ragazzi dall’asilo fino al liceo, e limitato di molto anche i giochi con i coetanei non del proprio nucleo famifliare, si cominciano a vedere gli effetti di troppa poca attività. Bambini che di solito salgono sul bus della scuola alle sette e in quarto del mattino, e si scalmanano lì, oltre ad imparare anche, per poi essere riportati a casa alle una o alle due, ormai da un anno hanno perduto completamente quella dinamica casa/scuola che li rendeva quasi invisibili nelle ore in cui erano al moshav. Adesso, si dividono fra quelli che sono già schiavi dei videogiochi e i genitori devono portar fuori casa di peso, anche solo per una breve passeggiata, con stratagemmi e ricatti, e i piccoli, che invece starebbero sempre fuori e davanti agli zoom della scuola hanno la tenuta della neve al sole.
Martedì o mercoledì dovrebbero riaprire in Israele gli asili e le classi basse delle elementari, e poi a scalare tutte le classi fino alle medie. Speriamo, perché dopo una certa età, anche i bambini più liberi hanno bisogno di giocare e imparare con altri bambini, e la congrua quantità di terra, per quanto considerevole, da sola non basta più per crescere bene.

Daniela Fubini

(8 febbraio 2021)