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La letteratura israeliana

Due giovani innamorati bohemienne che tentano una difficile convivenza, un clan di ‘olim del Kurdistan, una moglie che mal sopporta il desiderio di religiosità del marito, un bambino che ha perso il fratello nella Guerra del Libano, un backpacker che cerca il proprio io girando il mondo, un muratore arabo che ha perduto la propria casa nel quarantotto e tenta di rientrarvi alla ricerca di un tesoro… sullo sfondo l’assassinio di Yitzhak Rabin e il costante incubo degli attentati suicidi. Più scopro i romanzi di Eshkol Nevo e più riscontro come gli autori israeliani non finiscano mai di stupire. Le situazioni descritte all’inizio fanno parte di “Nostalgia” (2003) traduzione dell’ebraico “arba batim ve gaagua” ovvero ‘quattro case e nostalgia’. “Nostalgia è come hai detto tu, voler essere in un altro posto. E questa parola gaaguim, è come un bambino che piange perché vuole la sua mamma, ga-a-gu-im, ga-a-gu-im, capisci quello che intendo?” dice Sadiq, il muratore, a Mustafa il suo insegnante di ebraico in carcere. E difatti l’etimo della parola ricorda proprio il suono onomatopeico delle grida di dolore o di un pianto nostalgico. Nostalgia di Nevo è un romanzo a più voci e con diversi stili e piani di interpretazione, ma tra le sue stanze racchiude anche una rappresentazione di Israele. La casa è in sé uno spazio chiuso e protetto, all’opposto le case del romanzo sono mutaforma e con un grande trambusto al proprio interno. L’inquietudine dei suoi inquilini e le costanti divergenze tra loro sembrano difficilmente risanabili ed in procinto di esplodere da un momento all’altro, ma proprio nella constatazione di una soluzione lontana, finiscono per creare una sorta di armonia, o comunque di tranquilla convivenza. Forse la chiave sta proprio nella comprensione che l’altro è differente da noi, ma in fondo vive il nostro stesso disagio esistenziale e persevera nella stessa ricerca di un posto nel mondo. “L’«altro» a cui penso può essere un arabo per gli ebrei o un colono per le persone di sinistra o ancora un israeliano per un sostenitore del BDS in Europa. […] Scrivere può essere un modo meraviglioso per restituire la propria umanità agli altri, per riumanizzare anche il nostro avversario più determinato.” Così si espresse Nevo in una recente intervista sul Manifesto.
A breve è attesa l’uscita di “Tre Piani” di Nanni Moretti, basato per l’appunto sull’omonimo romanzo di Nevo con la differenza che le vicende dell’opera da Tel Aviv si sposteranno a Roma. La letteratura israeliana riesce a descrivere e far comprendere il paese meglio di qualunque propaganda, rendendo la sua immagine così universale.

Francesco Moises Bassano

(19 febbraio 2021)