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La serata in ricordo del Morè
“Rav Vittorio Della Rocca,
Maestro e uomo speciale”

Un padre generoso, dolce, spontaneo, che non distingueva la sua vita privata da quella pubblica. Un Maestro capace, ancor prima che all’esterno, di trasmettere Torah “con il cuore” anche dentro le mura domestiche. Un rabbino più delle persone, che dell’istituzione. 
Rav Vittorio Haim Della Rocca (1933-2021), per tutti il “Morè”, era un uomo speciale. Le parole dei figli Jonatan e Roberto sono arrivate a conclusione di un’intensa serie di testimonianze, a un mese esatto dalla scomparsa. Un vero e proprio “coro di voci” come l’ha definito Simonetta Della Seta, che ha avuto il compito di coordinare e introdurre la serata in suo ricordo organizzata dall’UCEI in raccordo con i familiari.
Numerosi, come ha ricordato la Presidente dell’Unione Noemi Di Segni in apertura, gli insegnamenti che rav Della Rocca ci lascia in eredità. Tra gli altri “quello di guardare negli occhi tutti allo stesso modo e con lo stesso rispetto, saper dare senza aver detto di aver dato, saper omaggiare senza prostrarsi, saper criticare senza denigrare”.
Il sorriso del Morè, secondo Maurizio Molinari, direttore di Repubblica, “fotografa il rapporto fortissimo tra la rabbanut e il popolo”. Un sorriso che è stato un punto di collegamento tra il magistero di rav David Prato e quello di rav Elio Toaff e che, la riflessione di Molinari, “si è rivelato importante in molte circostanze”.
Alla stagione del rav Toaff e al loro profondo legame è andato anche il demografo Sergio Della Pergola. “Rav Toaff – le sue parole – prese molto a cuore la sua formazione, lo incoraggiò costantemente negli studi: si creò tra i due un rapporto fortissimo di fiducia”.
“La sua storia è quella della Comunità di Roma: un intreccio unico” ha affermato Raffaele Genah, corrispondente Rai da Gerusalemme, ricordando anche il suo contributo per l’integrazione degli ebrei libici.
Preziose anche le voci delle e degli italkim: da Angelica Edna Calo Livne, che si è soffermata sul particolare orgoglio di sentirsi, anche grazie a lui, ebrei romani; a Tiziana Sonnino, che ha parlato del canto del Morè come di un canto dell’anima; da Vito Anav, che ha spiegato quanto per rav Della Rocca fosse essenziale l’esempio personale; ad Angela Polacco, tornata con la mente agli anni in cui era sua studentessa al Collegio Rabbinico Italiano. 
Anche Angelo Sermoneta, una delle anime della cosiddetta “piazza”, ne ha lodato impegno, saggezza, lungimiranza. Della Seta ha poi letto un messaggio di Paola Sonnino, che con il Morè ha condiviso la sfida dell’insegnamento: “Era un amante della vita, emanava serenità e disponibilità all’ascolto”. 
“Rav Della Rocca è stato un punto di riferimento anche per chi, come me, non è ebreo” ha affermato Luigi De Salvia, presidente di Religions for Peace Italia. Commosso l’attore Luca Barbareschi: “Devo al rav la riscoperta della vita, della mia identità ebraica. Mi ha preso per mano con amore paterno”. 

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(22 febbraio 2021)