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Controvento
Musica per vaccinarsi

Nel triste anniversario del primo caso di Covid registrato in Italia, il cantante Lorenzo Baglioni, acclamato autore di canzoni di divulgazione scientifica (“Il congiuntivo”, “Le leggi di Keplero”) ha postato sui social il video “Il vaccino e l’immunità di gregge”, un breve musical che ha avuto un milione e mezzo di visualizzazioni nei primi 15 minuti. Coadiuvato da un comitato scientifico di altissimo livello, tra i quali il giornalista Armando Massarenti e la statistica Antonietta Mira, autori di La pandemia dei dati. Ecco il vaccino (Mondadori Education), Baglioni spiega al grande pubblico che cos’è R con zero, come si calcola la soglia di immunità di gregge, e invita a vaccinarsi per raggiungerla. Brillante e divertente, oltre che scientificamente ineccepibile il video è allegro e originale. Vale la pena di ascoltarlo e diffonderlo. Perché nonostante in Italia i sondaggi indichino una propensione sempre crescente a vaccinarsi (anche perché, come sempre succede, la scarsa disponibilità del vaccino lo rende più appetibile), le resistenze sono ancora molte e bisognerà vedere come reagirà la popolazione meno esposta alle complicazioni da coronavirus -giovani e under 60- quando finalmente arriverà il loro turno.
In America, un articolo del New York Times uscito di recente parla della crescente resistenza a vaccinarsi contro il Covid nella fascia di popolazione meno acculturata e tra i giovani. Anche se nei sondaggi rispondono di essere consapevoli dell’importanza del vaccino, a una indagine più approfondita manifestano molte perplessità sulla effettiva utilità, sui presunti rischi, sulla percentuale di copertura – un atteggiamento piuttosto diffuso è: “preferisco aspettare e vedere”.
Intanto, dicono gli scienziati, anche chi è vaccinato non deve abbassare la guardia. Perché fino a un paio di settimane dopo la seconda somministrazione non si è coperti del tutto (mentre sembra molto ipotetica la possibilità che chi è immunizzato possa trasmettere il virus, perlomeno in forma grave). E quindi, meglio continuare a essere prudenti: lavarsi le mani frequentemente e soprattutto indossare la mascherina -può essere utile sapere che, sovrapponendone due, una di carta e una di stoffa, la copertura arriva al 95%, purché siano pulite. Non sarebbe male se cominciassimo a seguire l’esempio degli orientali, che considerano la mascherina un’appendice della loro vita quotidiana e la portano sempre con sé: anche aldilà del Covid, proteggono, e proteggono gli altri, da raffreddori e influenze. Viaggiando in Giappone appena prima della pandemia, ho riflettuto sul perché siano così rare le farmacie con prodotti da banco. Sono giunta alla conclusione che probabilmente i giapponesi contraggono più raramente le malattie stagionali: grazie alle mascherine, al fatto che non si stringono mai la mano e difficilmente si toccano, all’usanza di togliere le scarpe prima di entrare in casa, alla diffusione delle porte automatiche, persino nei taxi, e all’obbligo dei guanti per chi maneggia soldi e biglietti che passano di mano in mano. Se anche lì il Covid si è diffuso, è perché la mascherina in Giappone viene indossata solo dalle persone con sintomi conclamati, per difendere gli altri. Ma nel caso del Covid questo è inefficace, per via degli asintomatici e perché contro un virus così contagioso è necessario che la mascherina la indossino tutti.
In attesa dell’immunità di gregge (bisogna che il 72% della popolazione sia vaccinata o abbia fatto la malattia, spiega Baglioni), non abbassiamo la guardia. Mascherine, distanziamento, disinfezione e, come spiegano i gli scienziati, cure immediate appena si manifestano i primi sintomi. Preso subito, prima che crei danni al sistema immunitario e cardiocircolatorio, l’infezione si può guarire evitando che degeneri. Lo spiega molto bene il dottor Luciani Bassani nella sua rubrica uscita ieri su “La verità”. La malattia ha tre fasi, quella virale, quella infiammatoria e quella trombo embolica. Per evitare che dalla prima fase si passi alla seconda e poi alla terza, è fondamentale reagire subito, con farmaci comunemente reperibili. A questo scopo, spiega Bassani, si sono creati comitati di medici (terapiadomiciliarecovid19.org e ippocrate.org) per fornire un pronto soccorso diagnostico e domiciliare al manifestarsi dei primi sintomi, anche lievi, della malattia.

Viviana Kasam