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Israele si prepara alle elezioni

Il 23 marzo, per la quarta volta in due anni, milioni di israeliani torneranno a votare. Le ultime proiezioni dei canali israeliani 12 e 13 danno il Likud del Premier Benjamin Netanyahu con un ampio vantaggio rispetto agli altri partiti (tra i 32 e i 30 seggi), ma è alta la possibilità che la sua coalizione non raggiunga i 61 seggi necessari ad ottenere la maggioranza. In Italia a prestare oggi attenzione alle elezioni israeliane sono il Giornale, che evidenzia come le carte di Netanyahu per vincere siano la campagna vaccinale e gli Accordi di Abramo, e Avvenire che nel titolo riassume la situazione del paese: “Israele in overdose elettorale si prepara a un nuovo stallo”. La lettura dei due quotidiani è inoltre simile e condivisa dagli analisti: il nuovo turno elettorale sarà l’ennesimo referendum su Netanyahu in un paese diviso tra chi lo sostiene e chi no.

Lauder e la lotta all’antisemitismo. Il presidente del Congresso mondiale ebraico Ronald Lauder si racconta in un’intervista ad Alain Elkann su Specchio. Definisce il suo ruolo attuale come la cosa “più importante oggi per me” e come prioritaria la lotta della minaccia antisemita. “C’è un enorme aumento dell’antisemitismo in molti Paesi del mondo, Italia compresa”, afferma Lauder, aggiungendo che “dopo tre generazioni, i giovani non capiscono veramente cosa è successo durante l’Olocausto. C’è qualcosa che attira molti di loro in questi movimenti antisemiti o neonazisti. Ma, anche a sinistra c’è una nuova forma di antisemitismo”. Nell’intervista, Lauder, noto collezionista d’arte, ricorda anche il suo acquisto del famosissimo ritratto di Adele Bloch-Bauer di Gustav Klimt.

Vaccini. Appena il 14,7% degli ultra 80enni è immunizzato al completo, il 28,2% si trova a metà del percorso, con la prima somministrazione del vaccino anti-covid. Lo segnala il Corriere riportando i dati della Fondazione Gimbe. Repubblica porta un esempio di questi ritardi: la vicenda di Giuliana Manasse Biraghi, 105 anni che a Milano non ha ancora ricevuto la sua prima dose. “Senta un po’, io sono sopravvissuta alla Spagnola, a due guerre mondiali, alla Shoah. E adesso avrò pure la mia bella età, ma non vorrei soccombere a questo coronovirus. Lei sa dirmi quanto devo aspettare ancora per il vaccino?”, l’interrogativo della signora Manasse Biraghi. Nel frattempo riemergono, spinti anche dalla momentanea interruzione di AstraZeneca, i no-vax e no-mask e le loro pericolose teorie trovando una sponda in uno dei candidati sindaco (con una lista civica) a Torino, segnala La Stampa, che afferma che la “libertà di espressione sacra. Anche chi pensa stupidaggini va protetto giuridicamente”.

Seconde generazioni. “Per i politici è una bandiera, per noi lo ius soli è la vita”, così scrive su l’Espresso Lucia Ghebreghiorges, evidenziando come per migliaia di persone la questione della cittadinanza va al di là degli scontri tra partiti. Nella Giornata contro le discriminazioni, Repubblica dà invece voce a otto giovani di origine straniera, nati e cresciuti in Italia. “Sono professori, ingegneri, sportivi, web influencer e studenti modello”.

Diritti e soccorsi. La sanatoria per gli “invisibili” delle campagne italiane, i lavoratori stranieri irregolari, voluta dall’ex ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, ha ottenuto scarsi risultati, segnalava ieri sul Corriere Goffredo Buccini. “Al 31 dicembre 2020, a fronte di 207 mila domande inoltrate dal datore di lavoro per fare emergere un rapporto irregolare o instaurarne uno nuovo con un cittadino straniero, erano stati rilasciati appena 1.480 permessi di soggiorno dalle questure in tutta Italia”. Per Buccini, “una sconfitta per tutti”. Oggi il Corriere pubblica la replica dell’ex ministra Bellanova (oggi viceministra all’Infrastruttura), che dà ragione a Buccini e spiega che “una norma da sola non basta”. E “Il salto di qualità o è di una intera classe dirigente e di tutti i soggetti che determinano le condizioni del lavoro o rischia di non essere o essere parziale”. A proposito di diritti e doveri, intervistata da Donatella Di Cesare per l’Espresso la scrittrice, attivista per i diritti umani, biologa Pia Klemp, capitana dell’imbarcazione Louise Michel, racconta il suo impegno per soccorrere i migranti nel Mar Mediterraneo. Cosa la spinge, la domanda di Di Cesare: “Le mie convinzioni antifasciste. Faccio parte di una generazione che in Germania è cresciuta chiedendo ai nonni: che cosa avete fatto allora? Ma anch’io dovrò rispondere ai miei nipoti”.

Diritti e manifestazioni. Scende in piazza la Turchia democratica contro la decisione di Erdogan di abbandonare la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. “Non ci chiuderà in casa”, dichiarano le manifestanti contestando la decisione del presidente turco. Una contestazione raccontata oggi da La Stampa. Sul quotidiano torinese, la giornalista Esmahan Aykol spiega come questo ritiro sia un disperato tentativo di Erdogan di ricompattare il suo fronte e fare un regalo agli islamisti.

Segnalibro. Sul Corriere Lettura ampio colloquio tra lo scrittore Colum McCann, autore di Apeirogon – che racconta l’intreccio tra la vita di due padri, uno israeliano e l’altro palestinese, che a causa del conflitto perdono entrambi la propria figlia – e Manuela Dviri Vitali Norsa, che nella guerra in Libano ha perso un figlio ed è tra le fondatrici del movimento Quattro Madri. Un colloquio in cui si parla di pace, di lutto, di dolore condiviso, del ruolo delle donne. Sempre su La Lettura si parla poi delle minacce ricevute in patria dallo scrittore tunisino Kamel Riahi perché il suo libro, Bisturi, è stato pubblicato in ebraico dalla casa editrice israeliana Afik. “È una campagna d’odio figlia dell’ignoranza, cavalcata da politici populisti e da correnti oscurantiste. – racconta lo stesso Riahi – Un parlamentare nazionalista, Mohammed Ammar, ha presentato un’interrogazione al ministro degli Esteri, accasandomi di tradimento e contatti con Israele. Sette gruppi e comitati politici hanno pubblicato un documento che farneticava di miei complotti. Hanno tentato di farmi licenziare dall’impiego al ministero della Cultura. Hanno persino scritto al presidente della Repubblica. Infine, il sindacato degli scrittori, che avrebbe dovuto difendermi, ha emesso un comunicato che condannava la ‘normalizzazione con Israele’, di cui la traduzione del romanzo sarebbe un primo passo, e invitava a boicottare i miei libri”.

Daniel Reichel