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Israele, politica in stallo

Continua lo spoglio delle schede elettorali in Israele (siamo al 91,6 per cento nel conteggio dei voti), ma il risultato non cambia. All’orizzonte non si concretizza una maggioranza di governo. Né il blocco guidato dal leader del Likud Benjamin Netanyahu né quello a lui contrario hanno i numeri necessari alla Knesset, il parlamento israeliano. Servono 61 seggi e per il momento Netanyahu ne ha a disposizione 52. Come evidenziano Corriere e Fatto Quotidiano, il Premier uscente ha bisogno dei voti di Naftali Bennett e del suo Yamina (7 seggi). Tra i due, spiegano i quotidiani, non corre buon sangue: Bennett, rappresentante della destra nazional-religiosa, sogna di sostituire Netanyahu e promette annessioni in Cisgiordania. Per il momento però non ha la forza di usurparne il trono e deve trattare per ottenere il massimo possibile dal leader del Likud, capitalizzando il suo essere ago della bilancia elettorale. Seppur non sia il solo in questa favorevole condizione

Arabi al governo. L’altro Kingmaker, come lo definisce il Foglio, di queste elezioni israeliane è Mansour Abbas. Il suo partito arabo, Ra’am (4 seggi), è riuscito a superare la soglia di sbarramento e ora è corteggiato a destra e sinistra. In particolare, il Likud non ha escluso di usarlo come stampella, chiedendone l’appoggio esterno. Netanyahu, evidenzia però La Stampa, dovrebbe mettere d’accordo un leader con posizioni vicine alla Fratellanza musulmana (Abbas) e la destra più estrema di Bezalel Smotrich e Ben Gvir (del partito Tziyonut Datit – Sionismo religioso, che ha ottenuto 6 seggi), che usa comunemente retorica antiaraba. In queste ore queste fazioni hanno già escluso di poter sedere nella stessa coalizione. Ma Ra’am, come spiega uno dei suoi principali rappresentanti a Repubblica, il sindaco di Rahat Faiz Abu Sahiban, sa di avere un’ottima occasione politica. “Non dipendiamo dalla destra né dalla sinistra, rispondiamo solo al pubblico arabo. Se la maggioranza del Paese vuole Netanyahu, non abbiamo problemi a cooperare anche con lui. Idem con Lapid (leader del partito centrista Yesh Atid). Non mettiamo veti. – dichiara Sahiban – Volete il nostro sostegno? Perfetto, queste sono le nostre richieste”.

Israele in stallo. “Il Paese è fermo da due anni, e non posso credere a tutti i soldi spesi per queste elezioni, nel bel mezzo di una crisi economica e di una pandemia. Il prezzo è troppo alto”. È l’analisi della psicologa e scrittrice israeliana Ayelet Gundar Goshen, intervistata oggi da La Stampa. Per Gundar Goshen, critica di Netanyahu ma anche della sinistra israeliana, il paese deve ripartire subito ed evitare il pericolo quinte elezioni. Anche perché Israele è stanca del voto, come evidenzia al Fatto Quotidiano Yossi Mekelberg, professore alla Regent’s University di Londra. Questa continua instabilità crea, spiega, “disaffezione, crescente sfiducia nel sistema, astensionismo, anche fra gli arabi israeliani”. Per Mekelberg il primo responsabile è Netanyahu, che dovrebbe farsi da parte. Opposta l’analisi invece del Giornale, per cui Netanyahu è l’unico a poter governare il paese, avendo alle spalle il partito più votato. Per il Mattino, il Premier, per mantenere il potere, dovrà imprimere alla sua agenda una svolta.

Fosse Ardeatine, la cerimonia. Ieri mattina il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha reso omaggio al Mausoleo Ardeatino nel settantasettesimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Accanto al Capo dello Stato, ricordano i dorsi romani di Corriere e Repubblica, erano presenti la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, e, per l’Associazione Nazionale Famiglie Italiane dei Martiri, Francesco Albertelli. Repubblica intervista inoltre l’attore Ascanio Celestini, autore di un’opera teatrale dedicata all’eccidio. Su Corriere Roma, il corsivo di Paolo Conti in cui si ricorda il dovere di rinnovare ogni anno le commemorazioni dedicate alla strage.

Punire l’odio. La Cassazione ha confermato la condanna a 12 anni di carcere per Luca Traini, ritenuto responsabile di strage aggravata dall’odio razziale. L’uomo, il 3 febbraio del 2018, sparò colpendo e ferendo sei migranti per le vie di Macerata. “Legato ad ambienti dell’estrema destra e candidato con la Lega Nord alle comunali di Corridonia nel 2017, – scrive La Stampa – per lasciarsi ammanettare si fermò volutamente nella piazza dopo aver esploso i colpi”. A proposito di odio, sul Giorno Milano approfondimento dedicato a quello espresso online, che, evidenzia una ricerca Vox-Osservatorio sui diritti, ha tre bersagli principali: donne, ebrei e migranti. “Il web amplifica e normalizza il livore. – spiega al quotidiano la coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, Milena Santerini – E i pubblicitari investono” però su questo odio.

La nascita di Venezia. “Le origini di Venezia, città inclita, nobilissima e singolare, si perdono in tempi lontani e in numerose leggende, alimentate da narrazioni mitiche, scaturite da una misteriosa incertezza. Nomi, lingue, tradizioni sfumano, avvolti nelle nebbie del tempo”, scrive sul Corriere Veneto Riccardo Calimani, raccontando la nascita della città lagunare, fondata il 25 marzo 421.

Shtisel, dietro le quinte. Il quotidiano Avvenire intervista Dov Glickman, tra i protagonisti – nelle vesti del capofamiglia – della serie di successo israeliana Shtisel, dedicata al mondo haredi. “Per tutto il cast di attori è stata prevista la consulenza di un esperto.- racconta Glickman – Siamo stati seguiti passo per passo, consigliati con minuzia su come procedere per rispettare tutto ciò che viene praticato nelle comunità ultraortodosse a livello quotidiano. Si è trattato di un processo di approfondimento della mia religione molto interessante. L’ho considerato un grande arricchimento”.

Daniel Reichel