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“Per battere il virus
serve collaborazione”

È necessario lavorare insieme “con un sincero rapporto di collaborazione, insieme si riuscirà a vincere questa battaglia”. Sono le parole del Presidente del Consiglio Mario Draghi che ha invitato le Regioni a fare sistema, a lasciare da parte le polemiche, ad istituire un rapporto virtuoso e costruttivo con lo Stato. Nel vertice con le Regioni, scrive il Corriere della Sera, i dissapori e le incomprensioni di alcuni giorni fa sembrano dissipati, restano delle divergenze sulle riaperture, ma non sugli obiettivi di fondo che il presidente del Consiglio ha rimarcato: “Bisogna guardare al futuro con ottimismo, la campagna vaccinale sta andando migliorando continuamente e rapidamente”. Intanto il ministro della Salute ha siglato l’accordo che porterà a somministrare i vaccini anche nelle farmacie. “L’obiettivo è coprire 21 milioni di italiani entro luglio”, riporta La Stampa, richiamando le parole del capo della protezione civile. In tema vaccini, lo sguardo dell’Europa è rivolto verso la Gran Bretagna dove, nelle ultime 24 ore, il bilancio delle vittime da Covid-19 è stato 0. È la prima volta da sei mesi, proprio grazie a una forte campagna vaccinale e a misure molto restrittive.

Pesach. “Con la festa di Pesach gli ebrei ricordano l’uscita dall’Egitto, la fabbrica della schiavitù, dove erano stati per più secoli. Questo periodo storico culmina con Pesach (il passaggio), nel momento in cui sentono di essere diventati un popolo particolare, protagonista di una libertà universale”. Lo scrive Gavriel Levi su Repubblica, spiegando il significato di Pesach e associandolo a quello dello Shabbat. “In sintesi, – spiega Levi – sembra che gli ebrei festeggino l’uscita dall’Egitto una volta l’anno, a Pesach. Con maggiore insistenza, gli ebrei ricordano l’entrata e la permanenza in Egitto ogni settimana, per una intera giornata. Astenendosi il Sabato da ogni attività lavorativa gli ebrei ricordano che nessun essere umano può essere o diventare schiavo di un altro essere umano”.

Ever Given libera. I quotidiani raccontano come il mega cargo Ever Given, che per giorni ha bloccato il Canale di Suez, sia stato finalmente disincagliato. Ora si cerca di indagare sulle responsabilità, mentre è il commercio ad aver riportato i danni più gravi. “L’ostruzione è costata tra i 6 e 10 miliardi di dollari al giorno e ha notevolmente ritardato la catena di approvvigionamenti già messa a dura a prova dalla pandemia. E – scrive il Corriere – la navigazione sebbene sia ripartita non andrà a regime prima di tre o quattro giorni dato che sono ancora 422 le navi bloccate al largo del Canale”.

Politica israeliana. Febbrili trattative in Israele tra i diversi partiti per trovare alleanze per formare un nuovo governo. Il Presidente Reuven Rivlin dovrà decidere a chi affidare il compito di provare a costruire un esecutivo. E il nome più probabile è quello di Benjamin Netanyahu, forte di un Likud primo partito alla Knesset. Intanto però il fronte anti-Netanyahu si muove e, come segnala il Messaggero in una breve, il leader del partito Kachol Lavan Benny Gantz fa appello a tutte le forze politiche, in particolare alla destra di Naftali Bennett, di entrare in una grande coalizione e bloccare così le aspirazioni di Netanyahu a tornare a guidare il paese.

Prefazioni e deliri antisemiti. Il Foglio torna sul caso della prefazione firmata dal procuratore Nicola Gratteri a un libro che sposa tesi no-vax e antisemite. Gratteri, segnala il Foglio, aveva cercato di difendersi attraverso interviste ad altri giornali. La replica, scrive il quotidiano, però non è convincente. Il giurista ed ex giudice della Corte costituzionale Guido Neppi Modona, attraverso il Riformista, afferma che Gratteri, firmando quella prefazione, “ha perso il prestigio di cui un magistrato specie se posto a capo di un importante ufficio deve godere nei confronti della popolazione e dei suoi colleghi”. E andrebbe “trasferito senza alcun incarico direttivo”.

Segnalibro. “Non sparate sulla memoria di Philip Roth”, il titolo dell’editoriale di Antonio Monda su Repubblica. Una replica al ritorno delle accuse di misoginia e di odio per le donne – rilanciate sull’ondata del movimento #MeToo – contro il celebre scrittore.

Jciak. Vittorio Storaro, direttore della fotografia per il film Rifkin’s Festival di Woody Allen, racconta a Repubblica come si è sviluppata la collaborazione con il regista americano. “Ho puntato sulla dualità tra personaggi, storie, visioni, dialoghi. Studiato fotografie e dipinti della comunità ebraica a New York nel ’35 e la visione hollywoodiana del ’40”.

Daniel Reichel