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Sostituti

Passi per il dovevamo ritrovarci tutti più buoni. Le epidemie, anche assai peggiori di quella vissuta durante quest’anno, non hanno mai cambiato la natura umana. Ma chi ci credeva? Però, quanto siamo cambiati a distanza di diversi mesi dall’insorgere del focolaio di Wuhan? A giudicare dall’esito elettorale israeliano, niente. Nonostante l’impegno profuso da Netanyahu per vaccinare la popolazione prima del 23 marzo, l’equilibrio politico israeliano non è mutato sostanzialmente in nulla: metà del Paese lo ama, metà lo odia. Il Likud ruota sempre attorno ai 30 seggi delle ultime tornate elettorali. Seggio più seggio meno. Cosa accadrà ora è scenario da indovini, certo è che un sistema politico deve anche sapersi emancipare da figure ingombranti che rischiano di monopolizzarlo fino a farlo coincidere con loro stesse. Israele deve ancora approvare un bilancio dello Stato che appare ancora più urgente in una fase di ricostruzione. Deve interpretare la sua strategia in questo Medio oriente che cambia e nel nuovo scacchiere internazionale segnato dallo scontro sempre più aperto fra USA e Cina. La politica del piede in due scarpe che tanti investimenti cinesi ha portato allo Stato ebraico non pare più essere tollerata dalle parti della Casa bianca, che l’inquilino sia repubblicano o democratico. A questo punto sta alla destra israeliana: possibile che nessuno abbia l’ambizione di sostituire Bibi come riferimento di un elettorato di centro-destra? Magari qualcuno non così fortemente condizionato da vicende personali.

Davide Assael