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Privatizzazione

La privatizzazione è una gran bella cosa, tant’è che ne scrissi tantissimo tempo fa (Le privatizzazioni in Francia, Relazione all’XI Colloquio Biennale dell’Associazione Italiana di Diritto Comparato, tenutosi in Siena dal 30 maggio al 1 giugno 1991 – in Rivista di Diritto dell’Impresa, 1992, 71 ss.).
Tuttavia, non tutto può o deve essere privatizzato, e poi procedere per dogmi non va bene. Alexis di Tocqueville, quando scrisse sulla democrazia in America, mise in risalto l’importanza del fenomeno associativo: “La libera associazione dei cittadini potrebbe allora sostituire la potenza individuale dei nobili, e lo Stato sarebbe al sicuro dalla tirannide e dalla licenza”.
Due punti rilevano: a) le associazioni debbono essere realmente democratiche, senza sotterfugi, e non vanno scambiate né per iniziative private di mecenati né per fondazioni con Presidenze a vita, che sono legittime ma rivestono un diverso ruolo b) lo Stato (ossia: il pubblico) deve continuare a rivestire un ruolo forte.
Nell’ebraismo italiano vi sono moltissime iniziative private, le quali vanno benissimo finché la base storica, costituita dalle Comunità ebraiche, continuerà ad essere ispirata a criteri di meritocrazia. C’è un sito, tenuto da Roger Abravanel, che si chiama “Meritocrazia”: se dovessi scrivere qualche rigo direi, per la futura selezione dei consiglieri, di chiedere loro di dichiarare agli elettori se e quante poltrone abbiano già e quale sia il loro curriculum, così da poter prestare un consenso informato.
Lo dico perché se non rafforzeremo al massimo le Comunità, le iniziative private finiranno per svolgere il ruolo che spetta alle Comunità, come da Intese e Statuto. L’UCEI, per esempio, che è molto ben attrezzata, con un ottimo Dipartimento culturale e una grande stampa (basti pensare a Pagine Ebraiche e alla Rassegna Mensile di Israel, due punte d’eccellenza), può e deve dire la sua anche e soprattutto per quanto riguarda le vicende identitarie ebraiche (ad esempio, memoria e sionismo), che non possono né debbono essere date dismesse o messe a riposo. Vi è, poi, un tipo di privatizzazione che è illegittimo, che potrebbe aver luogo se in futuro il personale svolgesse il ruolo che invece spetta a chi è democraticamente eletto, opinando ufficialmente al posto loro. Cosa propongo? Propongo di accrescere la democrazia, di evitare le elezioni di secondo grado, di dare la parola a più voci, di accrescere e migliorare il ruolo delle Comunità e di rafforzare il Rabbinato, anch’esso un’eccellenza italiana.

Emanuele Calò, giurista