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Vaccini, l’Italia sulla buona strada

Spazio sulle prime pagine dei quotidiani italiani alla campagna vaccinale anti-covid e al piano riaperture. E sul primo punto, il Corriere sottolinea una buona notizia: nell’ultima settimana è stato di gran lunga superato l’obiettivo minimo di somministrazioni. Si puntava a raggiungere le 315mila al giorno, si è arrivati a 358mila. “La macchina dei vaccini finalmente sta cominciando a girare”, dicono al Corriere dal Commissariato per l’emergenza. E mentre il paese attende le graduali riaperture del 26 aprile – secondo il principio del “rischio ragionato” espresso dal presidente del Consiglio Draghi – si inizia a parlare di possibili pass che, spiega Repubblica, possano “certificare che un cittadino non è veicolo di contagio e può spostarsi in sicurezza”. Il green pass d’Israele – che oggi torna a pieno regime a scuola e toglie l’obbligo di mascherine all’aperto – su questo fronte può essere un buon modello, così come è accaduto per le vaccinazioni. Il Lazio infatti, come racconta oggi Quotidiano Nazionale l’assessore alla Sanità D’Amato, “ha copiato Israele” e ora la regione è considerata un esempio a livello italiano. La campagna vaccinale e il piano di riaperture però, evidenzia oggi il direttore di Repubblica Molinari, non possono essere considerate come un ritorno alla normalità: “serve responsabilità”. “Solo se ognuno di noi si sentirà protagonista della difesa dalla pandemia – e agirà di conseguenza – il virus non troverà varchi, non avrà scampo e sarà sconfitto”.

La Polonia sovranista. Ampio reportage su Repubblica, a firma di Tonia Mastrobuoni, sull’aria che si respira nella Polonia governata dal partito della ultradestra clericale “Diritto e Giustizia”, guidato da Jaroslaw Kaczynski. Un viaggio, si legge, “nell’altra Europa. Quella sovranista e oscurantista dei diritti cancellati e delle libertà negate: dalla messa al bando dell’aborto alla discriminazione sistematica delle donne e della comunità Lgbt+ fino al controllo di stampa e magistratura”. Nel reportage si parla in particolare della fondazione Ordo Iuris. I suoi avvocati e giuristi, “fedelissimi del partito di Kaczynski, sono diventati i crociati che hanno occupato ogni spazio della vita pubblica – scrive Mastrobuoni – e stanno accompagnando la deriva del Paese verso un autoritarismo cattolico sempre più radicale”.

Lodo Zan. A proposito di diritti, in prima pagina sul Corriere della Sera, Carlo Verdelli sostiene la necessità di approvare anche al Senato il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia. “Secondo uno studio di Vox, Osservatorio italiano sui diritti, le categorie più bersagliate dall’odio sono sei. – scrive Verdelli – Prima le donne (che meriterebbero un voluminoso corpo di tutele a parte); a seguire, ebrei e musulmani, migranti, omo e transessuali, disabili. Le minoranze religiose hanno lo scudo, almeno teorico, della legge Mancino del 1993; i migranti neanche quello, tolleranza sotto zero, per quelli che vengono dal mare come per i residenti senza l’onore della residenza. Quanto alle tre ultime fasce, ad altissimo tasso di vulnerabilità, le garanzie di incolumità e di pari trattamento sono generiche e in sostanza assenti”. Per correggere almeno in parte questa assenza, Verdelli auspica l’approvazione della Legge Zan. Tra i contrari, il leader della Lega Matteo Salvini, di cui i quotidiani parlano anche per la decisione del gup di Palermo Lorenzo Jannelli di rinviarlo a giudizio per il caso Open Arms. Salvini, come spiega tra gli altri il Quotidiano Nazionale, risponde di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per avere impedito, secondo la Procura illegittimamente, alla nave della ong catalana Open Arms, con 147 migranti soccorsi in mare, di attraccare a Lampedusa.

Il Parenti nella storia del Teatro. “Contaminiamo i linguaggi e da sempre portiamo l’arte nei luoghi non convenzionali di Milano”. Così la direttrice del Franco Parenti di Milano Andrée Ruth Shammah racconta a Libero il ruolo del suo teatro. Nell’intervista, pubblicata sulle pagine milanesi del quotidiano, Shammah spiega anche il legame del teatro con l’ebraismo. “La cultura ebraica ha dato una spinta creativa al Parenti oltre che, chiaramente, alla mia vita e ha condizionato molto la mia poetica. Il teatro che amo è quello in cui non si simula la realtà, come per Visconti o Strehler. Preferisco il teatro di Peter Brook o Ariane Mnouchkine, il loro essere ebrei, come il mio essere ebrea, si rivela in un modo di fare teatro che non cerca di sostituire con una finzione la realtà. Nella cultura ebraica è importante la parola detta, la cosa essenziale è il senso delle parole che scegli di dire, la forma non sostituisce il contenuto. Credo sia questa l’eredità della mia cultura ebraica”.

Alla scoperta del Bund. Si svolgerà il 22 aprile prossimo, organizzato da Università degli Studi di Genova e Centro culturale Primo Levi, con la collaborazione dell’Associazione Studi Ebraico-Tedeschi ayn-t, il convegno internazionale “Per il socialismo, per la libertà. Il Bund: storia di ieri, memoria di domani”. Il Bund, spiega a Repubblica Genova, Laura Quercioli Mincer, docente di Letteratura e Cultura Polacca dell’ateneo genovese, “è uno dei fenomeni più entusiasmanti della vita ebraica ed europea della prima metà del secolo scorso. La storia ha dimostrato quanto fosse utopico. I bundisti credevano che razzismo, xenofobia, antisemitismo non sarebbero stati così determinanti nella storia del nostro continente come invece è avvenuto”.

Daniel Reichel