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“Il nonno perse le Olimpiadi per Hitler,
io ci andrò anche nel suo nome”

Maurice Cohen era uno sportivo a tutto campo. Eccelleva nel cricket e nell’hockey, ma soprattutto nella pallanuoto. Bravo al punto da diventare un pilastro della nazionale inglese e in particolare della sua selezione olimpica. 
Partecipare ai Giochi, vedere la bandiera a cinque cerchi sventolare davanti a sé, è il sogno di ogni atleta. Per lui però si trasformò in incubo, trattandosi dell’edizione più infelice di sempre: quella del ’36, nella Berlino dove già da tre anni sventolava anche la svastica.
Cohen sarebbe partito comunque. Furono i dirigenti della federazione britannica a farlo desistere: “Sei ebreo, è troppo pericoloso. La tua sicurezza personale viene prima di ogni altra considerazione”. 
Una storia, tra le tante, che hanno caratterizzato quell’infausta edizione. Georgie Cohen, la nipote, l’ha sentita raccontare diverse volte in famiglia. Una motivazione in più a spingerla verso l’obiettivo che si è posta: portare Israele ai Giochi invernali di Pechino 2022. Georgie, 32 anni, è infatti l’atleta di riferimento dello skeleton. Una disciplina non certo tra le più praticate a quelle latitudini. Una scommessa, forse anche per questo, ancora più affascinante.  
L’atleta anglo-israeliana, nata a Cambridge, ha scoperto lo skeleton appena otto anni fa. Da allora, lasciato il lavoro e vestiti i panni di sportiva full time, è diventata la sua occupazione preminente.
La strada verso Pechino non si annuncia semplice. Ma Cohen, che ha già rappresentato Israele in alcune competizioni internazionali, sembra avere dalla sua una grande forza di volontà. “Farcela – ha detto di recente alla BBC – sarebbe un motivo d’orgoglio. E l’occasione per chiudere un cerchio familiare”. 

(19 aprile 2021)