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Israele dei musicisti

Tra il 1942 e il 1945 una intera generazione di giovani, geniali compositori ebrei olandesi fu radicalmente decimata dalla deportazione e successiva eliminazione fisica presso i Campi di sterminio aperti nel Governatorato Generale della Polonia occupata.
Nel novembre 1943 il compositore e violinista Nico Richter fu trasferito da Westerbork a Birkenau, ivi si qualificò medico e pertanto fu costretto a collaborare ai famigerati esperimenti medici sul tifo.
Il 16 ottobre 1944 fu trasferito a Kaufering e assegnato al lavoro coatto della costruzione di un bunker sotterraneo; liberato dalle truppe statunitensi il 27 aprile 1945, tre mesi dopo arrivò a Eindhoven affetto da una grave infezione polmonare, durante la convalescenza completò due movimenti della Serenade per flauto, violino e viola, morì durante la notte del 15-16 agosto 1945.
Martin Spanjaard (nell’immagine) studiò composizione a Berlino con Friedrich Gernsheim e Willy Hess; rientrato nei Paesi Bassi, nel 1924 diresse l’orchestra del Concertgebouw, nel 1930 diresse a Vienna il Capriccio per pianoforte e orchestra di Igor Stravinsky, con l’autore al pianoforte.
Nella notte del 2-3 agosto 1942 Spanjaard e sua moglie furono prelevati dalla loro abitazione a L’Aja, trasferiti a Westerbork e infine ad Auschwitz; furono uccisi il 30 settembre del medesimo anno.
Innovatore della musica sinagogale, nel 1923 Sim Gokkes sposò la pianista Rebecca Winnik dalla quale ebbe due figli, diresse il Santo Servicio della Portugees Israëlitische Gemeente di Amsterdam, scrisse Kinah per voci, quintetto di fiati e pianoforte su testi di Geremia, Cain per coro maschile, Sonatine per pianoforte; trasferito ad Auschwitz, fu ucciso con la sua famiglia nel febbraio 1943.
Durante la Prima Guerra Mondiale il compositore, pianista, regista e attore Armand Haagman conobbe la cantante e attrice di film muti Louisette van Geijtenbeek, convissero non sposati ad Amsterdam; nel 1942 furono costretti a trasferirsi nel quartiere ebraico di Amsterdam, nel medesimo anno soltanto Haagman fu trasferito all’Hollandsche Schouwburg, Westerbork e infine Auschwitz dove fu ucciso l’8 ottobre 1942 (Louisette morì nel 1965 in un ospedale psichiatrico).
Diplomato in violoncello presso il Koninklijk Conservatorium de L’Aja, Samuel Schuijer costituì un ensemble che si esibiva presso ristoranti de L’Aja, i Stuttgarter Philharmoniker eseguirono la sua Muziek voor Orkest; durante l’occupazione tedesca Schuijer rifiutò di nascondersi, morì l’11 dicembre 1942 ad Auschwitz, alcune sue opere furono recuperate a L’Aja presso alcuni contenitori di rifiuti (il figlio violoncellista Louis morì a Sobibór l’11 giugno 1943).
Nato nel 1919 ad Amsterdam, Dick Kattenburg studiò presso il Collège Musical Belge di Bruxelles, nel 1936 scrisse Tapdance per pianoforte a 4 mani e ballerino di tip tap; durante la Guerra si nascose presso un’amica a Utrecht ma a causa di delazione fu costretto a cambiare diverse residenze.
Scrisse numerose opere tra le quali Blues per pianoforte a 4 mani e Palestijne liederen per soprano e pianoforte; il 5 maggio 1944 fu catturato durante un’incursione dei tedeschi in un cinema e trasferito a Westerbork, il 19 maggio fu trasferito a Birkenau e ucciso.
Nel 1923 Daniël Belinfante sposò la sua allieva compositrice Martha Dekker, l’anno successivo all’occupazione tedesca dei Paesi Bassi nascose le proprie opere presso amici (tra le sue opere 2de Strijkkwartet e Sonatine n.3 per pianoforte), nel dicembre 1942 si trasferì presso il Camperstraat di Amsterdam e partecipò alla Resistenza; arrestato il 19 agosto 1943, fu trasferito presso la caserma penale di Westerbork e successivamente a Birkenau.
Dopo un breve periodo di attività presso l’orchestra maschile di Birkenau fu trasferito presso le miniere carbonifere della Fürstengrube; durante una visita medica gli diagnosticarono una malattia ossea in seguito alla quale fu ricoverato in infermeria, morì tra le fiamme dell’infermeria incendiata presumibilmente il 25 gennaio 1945 sotto l’imminente arrivo delle truppe sovietiche.
Nel 1931 la famiglia del pianista e compositore Mischa Hillesum, fratello della scrittrice Etty, si trasferì ad Amsterdam, nel 1939 Mischa fu sottoposto a cure per la schizofrenia presso l’istituto psichiatrico ebraico di Apeldoorn; durante i rastrellamenti di Amsterdam del 20-21 giugno 1943 Mischa fu trasferito con la sorella e i genitori a Westerbork, il fratello Jaap li raggiunse a fine settembre 1943.
Il 7 settembre 1943 gli Hillesum furono trasferiti a Birkenau; i genitori presumibilmente morirono durante il trasporto, Etty morì a fine novembre 1943, Jaap (trasferito nel febbraio 1944 a Bergen-Belsen) morì nell’aprile 1945 durante il viaggio di ritorno in patria, Mischa morì a fine marzo 1944, i 2 Préludes op.1 per pianoforte sono l’unica sua opera pervenuta.
La letteratura musicale concentrazionaria è un fenomeno storico e artistico tuttora non adeguatamente processato e siamo ancora ben lungi da stabilire meccanismi condivisi di ricerca e imprescindibili sostegni economici; alcune mie recenti proposte a livello accademico – anni fa anche presso Conservatorii di Musica – sono cadute nel vuoto e si ha l’impressione che, se si perdono manoscritti o altro come tuttora accade, l’unica persona che se ne duole sia il ricercatore.
Partiamo dal presupposto che tutto ciò che salviamo non è che una parte di ciò che è stato musicalmente prodotto in quegli anni; ciò detto, siamo quasi a 10.000 opere musicali recuperate.
In attesa che maturino giuste consapevolezze e responsabilità, credo che l’ebraismo possa fare la differenza; farsi carico della memoria storica e ideale propria e altrui non è soltanto Umanesimo tracimato nella contemporaneità ma è profondamente ebraico.
Sto immaginando un Israele dei musicisti e delle culture musicali cadute in disgrazia nel Novecento, un altro sionismo spiccatamente intellettuale che consenta la riconquista e l’innesto nel panorama internazionale della ‘‘terra’’ mancante ossia il patrimonio che manca ancora all’appello, comprensivo sia della produzione musicale ebraica che della musica scritta da coloro che hanno subito discriminazioni e persecuzioni prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Da questo punto di vista, la Guerra non è finita.
Tocca all’uomo riparare crepe dell’ingegno umano; è un imperativo etico prima che artistico.

Francesco Lotoro

(21 aprile 2021)