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Biden e il genocidio armeno

A oltre un secolo dal Metz Yeghern, il Grande Male, ovvero dallo sterminio di circa 1,5 milioni di civili armeni da parte dell’impero ottomano, il Presidente degli Stati Uniti si prepara a riconoscere questa atrocità come atto di genocidio. “L’iniziativa – spiega il New York Times – segnalerebbe che l’impegno americano per i diritti umani supera il rischio di sfilacciare ulteriormente l’alleanza degli Stati Uniti con la Turchia”. Biden dovrebbe fare la sua simbolica dichiarazione sabato e, prosegue il Times, “sarebbe il primo presidente americano in carica a farlo”. Una dichiarazione contro cui la Turchia di Erdogan, scrive Repubblica, prepara una reazione rabbiosa. “A rischiare seriamente – riporta il quotidiano – sono i rapporti sempre meno stabili fra Washington e Ankara, con conseguenze dirette soprattutto in Medio Oriente dove la loro collaborazione da tempo vacilla. Il possibile uso del termine ‘genocidio’ da parte del nuovo presidente americano segnerebbe poi, per l’Italia, un asse atlantico più forte con Washington”. Questo alla luce delle parole di Mario Draghi su Erdogan, definito dal presidente del Consiglio italiano “un dittatore”.

Rivoluzione verde. In concomitanza con l’Earth Day, il presidente Biden ha dichiarato che si impegnerà a dimezzare le emissioni di gas serra degli Stati Uniti entro la fine del decennio. E l’impegno per l’ambiente è anche uno dei capitoli centrali del piano del Premier Draghi per rilanciare l’Italia. Tanto che Repubblica oggi in apertura la definisce “la rivoluzione verde” di Draghi. La transizione ecologica, spiega il quotidiano, “assorbirà la quota più importante di risorse europee, quasi 70 miliardi da qui al 2026. Il ‘verde’ e il digitale sono i motori per disegnare l’Italia del post Covid-19, le leve su cui agire per colmare i gap strutturali che da decenni ci spingono in fondo alla classifica continentale per tasso di produttività, per quota di partecipazione delle donne nel mercato del lavoro, per livello di occupazione tra i giovani”.

Libia, l’appello all’Italia. Sul Corriere della Sera Goffredo Buccini racconta la storia tristemente nota delle condizioni in cui versano i migranti in Libia, rinchiusi in campi tra violenze e privazioni. Buccini rilancia inoltre l’appello di diverse organizzazioni all’Italia, che collabora con la guardia costiera locale, affinché non chiuda gli occhi davanti al problema. Il giornalista sottolinea come la questione sia complessa da gestire anche per Draghi e come “la crisi migratoria del 2014-17, con una media che si proiettava verso i 100 mila sbarchi l’anno” abbia “minato la nostra convivenza, trasformato i migranti in nemici e aperto autostrade (anche elettorali) all’estremismo xenofobo”.

Verso il 25 aprile. Molti gli approfondimenti su quotidiani e settimanali dedicati all’anniversario della Liberazione. Sul Venerdì ad esempio si ricorda l’invito dell’Anpi a rendere omaggio a chi liberò l’Italia deponendo “il fiore del partigiano” sotto le targhe dedicate ad antifascisti e partigiani. Sul Corriere 7, Roberto Saviano riflette sulla Resistenza oggi e sottolinea il ruolo delle donne partigiane. La Stampa dà invece voce direttamente a chi, giovanissimo, combatté nelle file della Resistenza: Giordano Bruschi, nome di battaglia “Giotto”. Ancora, Domani sceglie di ricordare gli italiani che si impegnarono a combattere in Francia l’occupazione nazista.

A casa di Edith Bruck. Un’analisi più ampia sul passato, sulle ferite della Shoah, e sul presente, tra pandemia e Memoria. A firmarla sul Corriere 7, la scrittrice Edith Bruck che prende spunto dalla visita di Bergoglio in casa sua per fare una riflessione più ampia sul proprio ruolo di Testimone della Shoah. “Continuerò a dire di sì ogni qualvolta mi chiameranno a testimoniare e racconterò la mia storia a quei giovani che non sanno o che sanno poco e male. Il negazionismo, la mistificazione, l’appiattimento dell’accaduto è in crescita pericolosa. La rimozione continua in tutta Europa. Illuminare le giovani coscienze è un dovere morale per il loro futuro. Essere ascoltata più oggi che ieri mi ripaga dalla fatica e rafforza il senso della mia vita”.

Segnalibro. “Non censurate anche chi racconta la vita di Roth”, l’appello dalle colonne di Repubblica di Natalia Aspesi dopo la decisione negli Stati Uniti di sospendere la recente biografia dedicata allo scrittore Philip Roth a causa delle accuse di molestie al suo autore, Blake Bailey. A proposito di libri in uscita, La Stampa intervista invece il filosofo Michael Sandel di cui arriva in libreria La tirannia del merito (Feltrinelli).

Spettacolo israeliano. Continua il successo della cinematografia israeliana a livello internazionale. In particolare Avvenire racconta come le serie Fauda, Shtisel e Teheran abbia conquistato il pubblico italiano, “mostrando le diverse sfaccettature di un Paese e di una realtà così complessa come il Israele”. Sempre Avvenire intervista oggi la cantante israeliana Noa che nel “nuovo cd intitolato Afterallogy rilegge col chitarrista Gil Dor alcune perle jazz e propone due inediti”. Nell’intervista Noa parla anche del presente, della crisi sanitaria. “Io non penso a cosa ci ha tolto la pandemia, ma a una rinnovata forza interiore che ci deve spingere ad andare avanti”, afferma la cantante.

Lascia l’ultimo ebreo di Kabul. Il Venerdì racconta la sofferta decisione di Zablon Simintov, noto come l’ultimo ebreo di Kabul, di lasciare, dopo decenni di resistenza, l’Afghanistan e trasferirsi in Israele. “La goccia è stata la decisione degli Stati Uniti di aprire un negoziato con i Talebani, mossa che fa presagire un loro ritorno al potere”. 

Daniel Reichel