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Valori perenni
e ricorrenze sbiadite

Sono giorni significativi questi che ci portano dal 25 Aprile al 1° Maggio, giorni utili a riflettere sulle due fondamentali istanze di liberazione e di riscatto sociale a cui sono legate le due ricorrenze.
Il pensiero si sofferma giocoforza sull’evoluzione/involuzione che nel corso dei decenni hanno subito le due giornate, certo diverse per cronologia, genesi e carattere ma complementari nei contenuti, vincolate come sono entrambe alla libertà, alla dignità umana, alla giustizia e all’emancipazione dall’ingiustizia, alla solidarietà collettiva. Il parallelismo si manifesta inevitabilmente anche nella perdita di penetrazione e di condivisione a livello di massa; entrambe sono ormai divenute ricorrenze “ufficiali” ma poco autenticamente sentite a livello popolare. Storie adiacenti ancorché per buona parte non sincroniche, che andrebbero analizzate in particolare e separatamente l’una dall’altra; comunque connesse nel loro comune destino al tramonto del secolo caratterizzato dalle ideologie di massa e dal loro potere aggregante, quella fase di rigeneratrici speranze universali e di distruttiva violenza globale che va dalla fine dell’Ottocento alla fine del Novecento.
La progressiva perdita di centralità della Liberazione è legata a molte mancate promesse: i conti mai fatti del tutto col fascismo e con le sue sopravvivenze/risorgenze, la memoria non ancora pacificata, la non piena realizzazione degli ideali resistenziali. Di fatto, il binomio Resistenza-Liberazione che dovrebbe essere (come istituzionalmente è) base fondante e unificante della società e della Repubblica italiana non è divenuto elemento essenziale dell’identità condivisa da tutti gli italiani. La mancanza di queste radici coese porta a non vivere il 25 Aprile come espressione di concorde unità nazionale ma come occasione di frattura, strumentalizzata da inadeguate speculazioni di segno spesso opposto: da un lato l’opposizione di chi ha la sfrontatezza di rivalutare il fascismo, dall’altro la qualunquistica esaltazione di altri movimenti nazionali sovrapposti con calcolo politico e senza comprensione storica alla guerra partigiana (è il caso della sedicente “resistenza palestinese” e della odiosa contestazione della Brigata Ebraica). La Festa della Liberazione, cioè, non è purtroppo più (o è sempre meno) occasione di identificazione nazionale sulle basi dell’antifascismo, della democrazia, della giustizia sociale, dell’uguaglianza (i fattori fondanti della Resistenza e della Costituzione), bensì momento di disaffezione crescente, aspetto di una progressiva perdita di senso d’appartenenza, pura formalità celebrativa; quando non addirittura spunto per polemiche politiche o per provocatorie riprese del fascismo e dell’antisemitismo.
Per il 1° Maggio, il discorso ci porta nel solco dell’evoluzione non solo politica ma soprattutto sociale. Nell’epoca post-industriale, nel segno delle contraddizioni della società di massa, sulla scia della fine ingloriosa delle ideologie, anche i coinvolgenti cortei dei lavoratori, le bandiere rosse, l’Internazionale e l’internazionalismo che nel 1889 – dopo i drammatici eventi di Chicago di tre anni prima – determinarono l’istituzione della trainante ricorrenza sembrano irrimediabilmente destinati a finire in soffitta. E i costi umani dei sistemi comunisti hanno certo contribuito a togliere progressivamente vigore nonché convinzione alle masse proletarie. Ma soprattutto, dove sono oggi i proletari?
Eppure, chissà che la pesante situazione dei nostri giorni non finisca per dare una nuova attualità e forza alla Festa dei Lavoratori. La disoccupazione crescente, la crisi sociale legata alla pandemia, l’incertezza e le tensioni sul fronte del lavoro potrebbero riportare schiere di workmen a sfilare in occasione del 1° maggio. Vedremo tra pochi giorni.
Non è certo la semplice nostalgia delle vivaci manifestazioni popolari di una volta a farmi sentire l’attuale opacità delle due giornate come una carenza. E’ piuttosto quella opacità, quello sbiadimento a preoccuparmi. I valori legati alla Liberazione e al Lavoro sono oggi più centrali che mai; come mai prima abbiamo bisogno di concreta sostanza democratica, libertà, giustizia, diritti dei lavoratori, solidarietà – beni sociali rappresentati da quelle due giornate.
David Sorani