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Meron, il lutto e la lezione da imparare

Il lutto è profondo, la tragedia immane. Il pensiero va prima di tutto a chi è rimasto ucciso, ai parenti. È il tempo del dolore, del cordoglio per le vittime, delle preghiere per i feriti. È il tempo del giorno di lutto nazionale.
Accanto a questo abbiamo l’obbligo di pensare al futuro, di trarre delle lezioni da quanto accaduto affinché non si ripeta. Non mi riferisco qui alle commissioni di inchiesta, che pure sarà appropriato istituire, ma a una riflessione più basilare, più profonda. La Mishnà (Sukkà 4:4) ci riferisce che quando il primo giorno di Sukkot capita di Shabbat, anticamente si portavano i lulavim al Bet haMiqdash alla vigilia, per non incorrere nel divieto di trasportare di Shabbat. L’indomani ognuno avrebbe preso un lulav e lo avrebbe usato per compiere la mitzwà. Non essendo possibile, data la folla, che ognuno riconoscesse il proprio lulav (il primo giorno di Sukkot si esce d’obbligo solo con il proprio lulav), si insegnava a ognuno a dire che chiunque avrebbe preso in mano il lulav che lui aveva portato, ne sarebbe diventato il proprietario, ricevendolo in regalo. Sulla carta, un sistema che funziona perfettamente. Nella pratica, prosegue la Mishnà, non era così, perché le persone venivano ad azzuffarsi per aggiudicarsi un lulav, fino al punto da creare situazioni di pericolo. A quel punto i Maestri decisero che nel caso del primo giorno di Sukkot che capiti di Shabbat non si portasse più il lulav al Bet haMiqdash, bensì che ognuno facesse la mitzwà a casa propria (successivamente, e per altri motivi, venne deciso che di Shabbat non si compie affatto la mitzwà del lulav e così è la regola ancora oggi).
Occorre tener presente che il lulav il primo giorno di Sukkot è una mitzwà mideoraità (precetto comandato dalla Torà). Eppure i Maestri non esitarono a vietarlo nel Bet haMiqdash a causa del pericolo. Il parallelo con i falò di lag ba-òmer appare evidente, e a maggior ragione: essendoci una situazione di pericolo nel recarsi a Meròn per lag ba-omer, la celebrazione va abolita. Per decisione dei Maestri, senza aspettare che la decisione venga eventualmente imposta dallo Stato o da altri. A maggior ragione, dato che quello del falò di lag ba-òmer è tutt’al più un minhag, un uso. Perché come è stato riferito a nome di rav Meir Lau, “sono stanco di sentire parlare ogni anno del miracolo di Meròn per cui nonostante l’enorme folla finisce tutto bene”. Ci si poteva e ci si doveva pensare prima, ma almeno adesso che è successo non ci sono più scusanti, la decisione va presa!
C’è un principio-base nel pensiero dei Maestri che ritengo particolarmente importante sottolineare: quando succede qualcosa di brutto, non è lecito sperare solo di “dimenticare il prima possibile e che tutto torni come prima”. Ci sono delle lezioni da imparare. Non possiamo permetterci che il prossimo anno lag ba-òmer assomigli a quello di quest’anno.
Con una riflessione successiva, che può farsi con maggiore calma, occorrerà riconsiderare anche il fatto in sé dei falò di lag ba-òmer, ossia anche l’opportunità di farlo “ognuno a casa propria”, su almeno due piani: 1) l’enfasi sempre crescente nell’esperienza mistica a scapito di un approccio basato sullo studio e sul rispetto delle norme è di per sé da bandire; 2) il falò a casa propria non è scevro da pericoli e perfino se potessimo esser certi che tutti lo facessero “in sicurezza” esistono comunque considerazioni generali di salute pubblica e di rispetto dell’ambiente che sarebbero sufficienti a sconsigliarlo, se non a vietarlo. Di nuovo, in una prospettiva completamente halakhica.
Possiamo chiudere con una nota positiva: le reazioni di soccorso e di solidarietà in tutta Israele si sono dimostrate “eccezionali come al solito”. Con l’auspicio che impariamo a dare il nostro meglio non solo in situazioni di emergenza, ma anche nella nostra quotidianità!

Rav Michael Ascoli